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09/02/2010 - 19:18

Ferruccio Soleri: 80 anni e un Arlecchino da Guinness

Ferruccio Soleri

Non è di certo il primo titolo. Aveva già ricevuto il Leone d’oro alla carriera alla Biennale Internazionale di Venezia del 2006, l’Ambrogino d’Oro, la Maschera d’Oro, era già ambasciatore Unicef nonchè direttore artistico dell’accademia internazionale della Commedia dell’Arte realizzata dal Piccolo Teatro di Milano.

Eppure questo è un premio da record: il Guinness dei Primati da interprete che da più anni recita lo stesso ruolo non poteva spettare che a Ferruccio Soleri, l’attore 80enne che da 50 anni recita nella parte dell’Arlecchino servitore dei due padroni firmati da Giorgio Strehler.

Mesi di indagine al comitato del Guinnes World Records, a Londra. Ma a contendere il premio c’era solo un altro attore, James O’Neill, che recitò il conte di Montecristo per ben seimila volte ma in soli sei anni.

Una carriera ancora più brillante ha invece Soleri, attore completo ma anche regista sia di teatro che di opere liriche, che già domani tornerà in scena ad interpretare la maschera goldoniana al Piccolo Teatro di Milano, luogo in cui lo spettacolo nacque nel lontano 1947, e 2065esima volta, cosa mai successa nel pianeta, reciterà la sua parte.

L’attore fiorentino, a quanto pare non avrebbe mai abbandonato l’Arlecchino che Strehler creò dalla commedia goldoniana, tanto che oggi annovera repliche in 300 città e 40 paesi del mondo.

Il segreto di questo costante successo?
Uno stile vivace, allegro e acrobatico, al punto da rendere l’interpretazione soleriana un modello per l’Arlecchino a livello mondiale. Mimica, gestualità, acrobazie che non sono andate perdute neanche a 80 compiuti il 6 novembre scorso. Inoltre sei piani di scale a piedi, due volte al giorno, confida, lo aiuterebbero a stare in forma.

E alla domanda riferita all’attualità dell’Arlecchino che mette in scena, con tutta fermezza risponde: «Oggi, non è attuale, oggi Arlecchino non potrebbe vivere. Lui ottiene tutto da solo, con la sua intelligenza, mentre ora senza spinte non si ottiene nulla. Forse è per questo, per la sua ingenuità – commenta Soleri – che ancora incanta».

Martina Guastella

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