“Guido Bertolaso per il momento e’ dimissionario, ma visto che il Governo gli ha respinto le dimissioni, continua a fare il suo mestiere e il suo dovere. Dopodiche’ domani vedremo”. Con queste parole Guido Bertolaso ha definitivamente chiuso la porta alla remota possibilità che scegliesse di lasciare la Protezione Civile dopo che Berlusconi aveva già rifiutato la sua prima richiesta di dimissioni.
Già  nei giorni scorsi aveva spiegato che se ne sarebbe andato solo su richiesta diretta del premier.
Proprio le dimissioni di Bertolaso, però, saranno uno dei punti cardine della manifestazione indetta per dopodomani da numerosi partiti, sindacati e associazioni, fra cui il Comitato 3e32 dei terremotati aquilani protagonisti l’altro ieri del corteo “6 aprile: noi non ridevamo” che ha violato la “zona rossa” rappresentata in questi mesi dal centro storico del capoluogo abruzzese.
La mattina di govedì, infatti, è previsto un presidio sotto Montecitorio indetto dai Vigili del fuoco della RdB, mentre il pomeriggio è stata indetta una grande assemblea alla Sapienza per discutere della Protezione Civile del nostro Paese.
La maggioranza, intanto, potrebbe rinunciare a ricorrere al voto di fiducia sul ddl riguardante proprio la Protezione Civile, dopo che, di fatto, il Governo ha scelto, attraverso di un emendamento, di sopprimere l’articolo 16 che prevedeva la nascita della “Protezione Civile S.p.a.”, dando il via alla tanto discussa privatizzazione del settore.
“La Spa era una struttura aggiuntiva – ha detto a questo proposito Bertolaso – non c’era alcuna trasformazione come qualcuno continua a scrivere”.
In effetti, secondo quanto emerge dalle indagini della magistratura, si rubava e si corrompeva anche senza il bisogno di privatizzare la baracca.
Rimangono in carcere, intanto, Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, Diego Anemone, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti legati al G8 della Maddalena che ha portato anche alla registrazioni di intercettazioni riguardanti il terremoto dell’Aquila e la costruzione di alcune “grandi opere” a Firenze.
Mattia Nesti




















