
La celebre copertina di "Abbey Road" dei Beatles
Il colosso discografico Emi mette in vendita i mitici studi di registrazione di Abbey Road, immortalati dai Beatles nel loro album omonimo.
Questo è quanto emerge oggi dalle pagine del Financial Times precisando che la decisione della Emi è stata presa per far fronte ad un grosso peso del debito della label.
La Emi, nel frattempo, non commenta, ma alcuni addetti ai lavori, hanno dichiarato al quotidiano britannico che il gruppo discografico sta vagliando una lista di possibili acquirenti per cedere la proprietà sita in St John’s Wood, a nord di Londra.
La vendita peraltro potrebbe fruttare decine di migliaia di sterline. Ancora non si sa, stando ancora alle pagine del Financial Times, se la Emi sia intenzionata o meno a vendere, assieme alla proprietà, anche il marchio “Abbey Road” e il merchandising. Da quanto si evince infatti dalle dichiarazioni di un noto avvocato inglese, operante nel settore dei media, il marchio varrebbe ben di più dell’immobile in se, ed “è ovvio che chiunque voglia gli studi di registrazione vuole anche il marchio”.
La Emi acquistò il celebre edificio al numero 3 di Abbey Road nel lontano 1929 per 100.000 sterline.
Molti i musicisti, gruppi e cantanti che hanno valcato la soglia degli storici studi di Abbey Road: tra i più famosi, di sicuro, i Beatles che registrarono proprio in questi studios la maggior parte del loro materiale nel periodo tra il 1962 e il 1969, intitolando poi, proprio “Abbey Road” il loro ultimo album.
Molti anche gli aneddoti, sospesi tra verità e leggenda, che circondano gli studios di Abbey Road.
Come quello che racconta come Syd Barrett, ingrassato e calvo, entrò negli studi di Abbey Road mentre, l’ormai sua ex-band, i Pink Floyd erano alle prese con le sessioni di registrazioni dell’album “Wish You Were Here” e non fu riconosciuto dai suoi amici.
Roger Waters, chitarrista della band, una volta riconosciuto il suo amico, cui l’album fu poi dedicato, chiese al transfugo Syd Barret cosa ne pensasse del nuovo disco, salvo sentirsi rispondere come il materiale per il nuovo album suonasse “un po’ antiquato”.
Federico Lusi




















