Quella che si delinea nel Veneto, in vista delle prossime consultazioni regionali, è una campagna elettorale ben definita e caratterizzata dalle marcate differenze tra i due competitors non solo dal punto di vista contenutistico e politico, ma anche formale. Il ministro dell'Agricoltura Luca Zaia, sostenuto dalla Lega e dal Pdl, e l'economista Giuseppe Bortolussi, candidato del centrosinistra, hanno infatti scelto due stili lontani per tentare la via che potrebbe condurre alla presidenza della Regione.
Se Zaia precisa: "Prima il Veneto", alludendo tra l'altro all'intenzione - in caso di vittoria - di abbandonare la poltrona di ministro all'interno dell'esecutivo guidato da Silvio Berlusconi, Bortolussi risponde: "Veneto primo in Europa". Se il ministro non disdegna di circondarsi in campagna elettorale di amministratori e militanti, avvalendosi della presenza di "sponsor" eccellenti come il collega Renato Brunetta (candidato sindaco della città di Venezia), l'aspirante governatore di centrosinistra opta, invece, per uno stile più sobrio.
Ieri al Caffè Pedrocchi di Padova, Giuseppe Bortolussi ha illustrato i punti salienti del suo programma senza alcun esponente partitico al suo fianco. Una scelta voluta e difesa strenuamente dal candidato che, con grande onestà, ha voluto ricordare alla platea: "Sono stato scelto e sono orgoglioso del Partito democratico, ma il candidato sono io".
"Non sono il candidato di un partito - ha ribadito - anche se ringrazio il Pd per il coraggio di aver presentato un esterno, non un estraneo. Perché io sono stato sempre di centrosinistra, sono un assessore della giunta di Cacciari, ma mi rivolgo - ha precisato - a tutti i veneti perché siamo ad una svolta, ad un bivio".
Il suo slogan elettorale: "Facciamo l'impresa" ha un doppio significato; allude non solo alla particolare attenzione che promette di voler tributare, in caso di vittoria, al mondo dell'artiginato e delle partite Iva locali, ma anche al "sogno" di ribaltare i pronostici che unanimamente lo danno per perdente. Bortolussi è, infatti, consapevole della difficoltà che gli si prospetta davanti, ma vorrebbe trasformare lo svantaggio "vaticinato" sulla carta in un'occasione per moltiplicare entusiasmo e impegno.
Il suo programma si incardina su 10 punti fondamentali: dalla famiglia all' impresa, dall'energia verde al turismo, passando per la valorizzazione del territorio. E poi ancora: sanità, infrastrutture, autonomia, cultura e immigrazione.
Dieci punti che marcano con forza la distanza dal candidato di centrodestra e che lo spingono a precisare qual è il senso della "priorità" che intenderebbe riconoscere alla sua regione. "Veneto primo in Europa - ha spiegato - per la sua struttura economica, per la sanità, per la cultura. Veneto primo non in senso leghista-venetista, ma perché aperto al confronto con il mondo".
Maria Saporito
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