Il plenum del Csm ha approvato oggi, a larghissima maggioranza, la delibera che riconosce in Silvio Berlusconi l’autore di una serie di insulti e denigrazioni lanciata all’indirizzo di alcuni magistrati italiani.
Il documento – che ha preso le mosse dalle frequenti accuse che il premier ha rivolto ai giudici, parlando di “banda di talebani” e di magistrati “comunisti” (solo per citare le più folcloristiche) – intende sottolineare la gravità della situazione costituitasi che impone una più attenta riflessione sul compromesso rapporto tra i due organi costituzionali.
“Il presidente del Consiglio – ha spiegato Nicola Mancino, vicepresidente del Csm – è un organo istituzionale, ha responsabilità politica, non può usare un linguaggio di insulti e talvolta di intimidazioni nei confronti del libero esercizio dell’attività giudiziaria”. Una posizione ampiamente condivisa dagli altri consiglieri.
“L’assunto di una magistratura che vuole sovvertire l’assetto istituzionale – si legge nel documento approvato oggi – è la più grave delle accuse e una obiettiva delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati”.
“Non è ammissibile – si ribadisce nella delibera – una delegittimazione di un’istituzione nei confronti dell’altra, pena la caduta di credibilità dell’intero assetto costituzionale”. Per questo motivo, continuano i consiglieri, è auspicabile confidare nella mobilitazione di tutte le istituzioni “perché sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell’intera magistratura, condizione imprescindibile di un’ordinata vita democratica”.
Voto contrario alla delibera approvata oggi dal plenum del Csm hanno espresso i due laici del Pdl, Gianfranco Anedda e Michele Saponara. “Contro Berlusconi – ha detto Anedda- c’è una persecuzione che dura da tanti anni. Non vedo dove sono le offese: è forse offensivo il termine talebani? E’ in pericolo la democrazia perché il presidente dubita di alcuni magistrati?”
“Certo – ha continuato il magistrato del Pdl – non si può non dar ragione a Berlusconi sul fatto che l’anomalia non è lui: ci sono stati 103 procedimenti, 36 processi, 2.500 udienze e 129 magistrati che si sono interessati a Berlusconi”. Un eccesso di attenzione che, per Anedda, coincide con la volontà di ordire un complotto ai danni del premier, irrimediabilmente braccato da una magistratura ad orologeria, intenzionata a ostacolarne il percorso politico.
Maria Saporito





















“E’ forse offensivo il termine ‘talebani’”? Siamo alla follia.