Gli scolari che passano almeno un terzo della loro giornata in classe, sarebbero soggetti al rischio di inalazione di PM10 ( polveri sottili) e formaldeide (gas emesso dagli arredi interni) addirittura in concentrazioni maggiori rispetto a quelle che si trovano all’aperto.
La situazione ha portato all’aumento dei casi di asma, allergie e malattie varie delle vie respiratorie.
Lo rivela lo studio “Qualità dell’aria nelle scuole, un dovere di tutti, un diritto dei bambini”, presentato oggi a Parma e promosso dal ministero dell’Ambiente in collaborazione con il Rec (Regional Environmental Center) di Budapest. Oltre all’Italia lo studio ha analizzato anche le condizioni scolastiche, tra il 2005 e il 2009, di altri 5 paesi (Albania, Boemia, Erzegovina, Serbia e Slovacchia).
“I bambini sono l’indicatore più sensibile delle relazioni tra fattori di rischio ambientale e salute delle popolazioni – spiega Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente - la comunità internazionale ha assunto da tempo l’obiettivo comune della protezione della salute dei bambini dall’inquinamento ambientale e dai relativi fattori di rischio presenti nell’aria, negli alimenti, nell’acqua”.
Le scuole italiane sotto osservazione sono state 13 localizzate in sei regioni diverse: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Sicilia e Sardegna, coinvolgendo circa 1000 alunni.
I risultati hanno evidenziato un aumento delle malattie allergiche e dell’asma: il 27,6 per cento dei bambini soffre infatti di rinite, il 21,9 per cento di tosse, il 19,9 per cento di allergie, il 10,4 per cento di asma.
Le cause: l’età avanzata degli edifici (costruiti prima del 1960), e in molti casi le restaurazioni che hanno peggiorato la situazione utilizzando materiali tossici. La preoccupazione maggiore si ha per le scuole siciliane, nelle quali la formaldeide è addirittura sei volte superiore alle concentrazioni all’aperto.
Il Pm10 invece arriva dall’esterno, soprattutto dal traffico, e si mischia con le polveri sottili generate dal gesso e dalle lavagne. Il risultato è l’alta concentrazione dei Pm10, che addirittura arrivano in Piemonte fino a 185 microgrammi m3, mentre le più basse si registrano nel Lazio con 35 microgrammi m3.
Ci sono però dei metodi molto semplici per migliorare la situazione ambientale e dell’aria, basta ad esempio, posizionare in classe una felce o un ficus benjamin che rimuovono da 12 a 20 microgrammi l’ora di formaldeide, oppure sostituire queste due piante con gerbere, crisantemi, filodendri e pothos.
giulia di trinca




















