Appaiono allarmanti i dati Ocse diffusi oggi a Parigi. L’Italia infatti risulta da essi essere uno dei paesi maggiormente colpiti dalla crisi, in particolare sugli effetti che questa avrebbe avuto sul lungo termine. La discesa del Pil infati è quantificata dall’Ocse in 4,1 punti, di cui 2,1 causati dal maggior costo di capitale e 1,9 dovuti ai problemi legati all’occupazione. Tanto per capirsi il rapporto “Obiettivo Crescita”, da cui sono tratti questi dati, segnala un impatto medio in Europa di 3,1 punti, di cui 2 legati all’occupazione e 1,1 ai costi.
Il divario tra l’Italia e i principali Paesi Europei sarebbe, secondo l’Ocse, causato precipuamente da una minore produttività , risultato di un mercato del lavoro ancora da rivedere. Nonostante il giudizio positivo su alcune riforme, in particolare relative alle liberalizzazioni e ad un incentivo della concorrenza sul mercato, ci sono ancora diversi passi da fare per colmare un gap calcolato intorno al 25% sulla metà superiore dei Paesi presi in considerazione.
Un’ ultima questione sollevata nel rapporto è poi quella della pressione fiscale, che in Italia porta introiti pari al 42,8% del Pil a fronte di una media Ocse del 35,8%. Decisamente troppo. Riduzione quindi, in particolare sui contributi pensionistici e sul lavoro, e minor ricorso ai condoni: questa la ricetta dell’Ocse.
Alberto Martinelli




















