Anche se gli studi sono solo all’inizio e avviati solo su piccola scala, i risultati potrebbero essere molto interessanti per la cura del cancro al seno.
Lo studio presentato al trentacinquesimo meeting scientifico della Society of Interventional Radiology, tenutosi a Tampa in Florida, è stato condotto su 13 donne affette da tumore al seno di diverse dimensioni, da molto piccolo a molto grande, le quali sono state sottoposte a crioterapia, ossia terapia del freddo.
I risultati ottenuti sono confortanti: non solo le cellule tumorali sono state sconfitte, ma durante tutto il tempo dello studio non sono avvenute recidive.
“Abbiamo usato la crioterapia con sonde multiple per anni per trattare il cancro alla prostata - ha spiegato Peter J. Littrup che ha coordinato la ricerca – perciò ci sembrava avesse senso impiegare la stessa tecnica per il cancro al seno”.
Tuttavia, avverte Littrup, “voglio essere cauto prima che si creda che questo intervento possa essere indicato per ogni donna con un tumore localizzato al seno […]. A volte tecniche come questa, molto appetibili per i pazienti, vengono messe in pratica prima che la ricerca sia completata. E io non voglio trarre nessuna conclusione basata soltanto su questo piccolo studio“.
Quindi con le dovute cautele e i tempi lunghi della sperimentazione, queste ricerche potrebbero portare ad una nuova azione contro il cancro, inoltre poco invasiva.
La crioablazione infatti è una tecnica che permette di uccidere le cellule cancerogene congelandole senza far uso del bisturi. Lo studio è dei ricercatori del Cancer Institute di Detroit (Michigan), che hanno effettuato prima dei test di crioablazione sulle cavie, prevedendo l’inserimento di piccoli aghi, che congelano le cellule malate portandole a -30 gradi Celsius.
Il congelamento risulta efficace, come dimostra la biopsia eseguita durante il corso della sperimentazione, addirittura, sulle cavie le cellule cancerose, non solo sono state debellate, ma non si sono ripresentate nei successivi cinque anni.
Precisa Littrup però, che ”Sono necessarie ulteriori sperimentazioni ma si tratta di una terapia molto poco invasiva che apre le porte a nuovi trattamenti contro il cancro al seno”.
Giulia Di Trinca




















