Università: rivolta ricercatori, corsi di laurea a rischio

Decine di ricercatori universitari minacciano di non salire in cattedra dal prossimo anno accademico: se questo accadesse potrebbero restare scoperti molti corsi di laurea universitari. E’ protesta negli atenei italiani: ad andarci di mezzo sono le attività didattiche. A ribellarsi sono i giovani docenti (giovani nemmeno tanto in alcuni casi): c’è chi tra di loro lavora per mille euro al mese, chi per meno, chi addirittura gratis.
La minaccia è scritta su carta, già approvata dalle assemblee di diverse facoltà: “Smetteremo di insegnare dal prossimo anno accademico, non prenderemo parte alle commissioni di laurea o alle sedute degli organi collegiali, ci limiteremo a fare ricerca come indica il nostro contratto finché il governo non ritirerà la legge”. Tra le sedi universitarie dove la protesta è più forte e convinta ci sono: Torino, Genova, Firenze, Pisa, Siena, Bari, Cagliari, Milano, Bologna.

Il coordinamento nazionale dei ricercatori ha invitato tutti gli atenei ad aderire all’iniziativa di protesta. A dispetto del titolo, i ricercatori svolgono in sostanza il ruolo di insegnati a tutti gli effetti tenendo uno o più corsi. Un ricercatore può fare, in un anno, anche più ore di lezione di un docente ordinario e associato. Un vero e proprio paradosso tutto italiano. Di conseguenza, se buona parte dei 25000 ricercatori dovesse aderire alla protesta, sarebbero a rischio molti corsi di laurea.

Il futuro dei precari, con il disegno di legge Gelmini, che il 16 di marzo è approdato all’esame della commissione Istruzione del Senato, è diventato ancora più incerto. Se oggi, in assenza di un concorso per la promozione a docente associato, i ricercatori possono restare tali anche per tutta la durata della loro carriera,un  domani al termine di sei anni di contratto dovranno ottenere l’idoneità di associato, e se non ce la faranno resteranno fuori dall’università.

A cause dei recenti tagli all’istruzione, la carriera per i docenti è diventata difficilissima. Solo i figli e gli amici dei “baroni”, di questo passo, potranno ambire all’insegnamento accademico. Per i non protetti, solo briciole. E a volte manco quelle. In tantissimi corsi di laurea, ci sono insegnanti che lavorano a zero euro!

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