I ricercatori minacciano di non presentarsi più in aula per le lezioni, e di non accettare gli incarichi,  se il ministro Gelmini non modificherà il disegno di legge della riforma universitaria, peraltro già approvata, lo scorso 16 marzo, in una prima fase dal Consiglio dei ministri.
L’agitazione è organizzata dallo Cnru (coordinamento nazionale Ricercatori universitari) che invita, come si legge in un comunicato ufficiale “i ricercatori di tutti gli atenei a riservarsi di non accettare incarichi per affidamento e supplenza per il prossimo anno accademico”, e ad avviare “forme di lotta immediate che comprendano anche la sospensione dell’attività didattica”.
Quelli che rimangono, rinunciando ad incarichi all’estero, cominciano a stancarsi della situazione inaccettabile che debbono subire in Italia, i precari perché stufi di non avere prospettive, mentre i ricercatori dell’università italiana, perché da anni ormai aspettano i concorsi per il cosiddetto “Tenure Track” (incarico a tempo indeterminato).
I ricercatori, che oggi costituiscono il 40 per cento del corpo docente universitario (Istat 2008) protestano contro l’assenza nel Dddl Gelmini di finanziamenti degli Atenei, che causano difficoltà di programmazione didattica, contro l’assenza di , che mancano da oltre 30 anni, e che avrebbero dovuto definire una volta per tutte lo Stato Giuridico dei Ricercatori Universitari.
Inoltre il disegno di legge obbliga all’attività didattica i Ricercatori, che però non vedono riconosciuto il loro Stato Giuridico, ed aumenta gli anni degli scatti, da due a tre, di Professori e Ricercatori, obbligandoli ad una domanda per l’ottenimento degli stessi, senza una reale prospettiva di miglioramento di carriera.
“Stavolta – spiega Marco Merafina coordinatore del direttivo Cnru - c’è più organizzazione. Con il sito internet l’aggregazione tra i ricercatori è molto accresciuta”.
Per questo in tutta Italia sono iniziate le mobilitazioni, che vedono coinvolti oltre alla Sapienza di Roma, atenei importanti a Genova, Torino, Bologna, Napoli, all’università della Tuscia, ed ancora a Firenze, Pisa, Siena, Bari e Milano.
I ricercatori sono pronti a mobilitarsi e chiedono aiuto anche ai professori delle altre fasce, affinché non accettino “ulteriori incarichi di docenza al di fuori di quelli istituzionali”.
Ma tutto si deciderà in base all’esito dell’incontro che si terrà il 24 marzo, tra il direttivo del Coordinamento nazionale ricercatori universitari e il Miur (Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca), a seconda del quale si decideranno le proteste.
Giulia Di Trinca





















il CNRU e’ un’associazione informale senza iscritti e senza neppure uno statuto. Non ha nessun diritto di rappresentanza delle istanze dei ricercatori italiani e non ha nessuna delega a trattare a loro nome. Inoltre, nessuno degli atenei mobilitati ha sottoscritto la proposta del CNRU. E’ semplicemente un modo di cavalcare una protesta da parte di qualche personaggio senza scrupoli