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1 May 2010A cura di:Giorgio Piccitto

Agricoltori pro-biotech sfidano il decreto

mais transgenico coldiretti 300x199 Agricoltori pro biotech sfidano il decretoIeri a Pordenone Giorgio Fidenato, agricoltore ribelle, ha piantato i primi semi di mais Ogm . In realtà lo aveva fatto cinque giorni prima, il 25 aprile, ma ieri ha reso pubblico su internet il video della semina. Sperava, così, di evitare la reazione dei no-global, che invece si sono scatenati lo stesso. “Nazi-comunisti, che hanno fatto irruzione nella sede di Agricoltori federati, di cui sono presidente, buttando a terra una dipendente, insultando e imbrattando i muri” denuncia Fidenato a il Giornale. Da giorni Fidenato e Leonardo Facco del Movimento libertario, che si batte per sempre meno Stato, avevano annunciato la semina del mais Ogm in diretta tv. “Le forze dell’ordine temevano disordini – ha spiegato l’agricoltore ribelle -. E così ci siamo inventati un sistema che evitasse incidenti». Alle 14 in punto di ieri è apparso sul sito dei libertari il video di due agricoltori che piantavano con tanto amore sei semi di mais Ogm. Per la precisione dei semi con la sequenza genetica Mon 810, che permetterebbe alla pianta di autodifendersi da un insetto pericoloso.  I piccoli semi color porpora sono stati sotterrati in un luogo segreto, in provincia di Pordenone, il 25 aprile, per evitare incidenti. “Abbiamo scelto il giorno della Liberazione per un atto di libertà. In Spagna, Slovacchia, Romania si può fare e in Italia no. Nel mondo sono 156 milioni gli ettari coltivati a Ogm” sottolinea Facco con il Giornale. Fidenato ha spiegato: “Ogni giorno pubblicheremo in rete le foto e fra sei mesi porteremo i giornalisti sul posto per raccogliere il mais”.

L’azione era stata annunciata per protestare contro un decreto dell’ex ministro Luca Zaia – leghista, oggi presidente del Veneto – che secondo i sostenitori del biotech disattende una decisione della Cassazione.

A gennaio, infatti, la Suprema Corte aveva accolto il ricorso di un gruppo di imprenditori agricoli – Futuragra – affermando in sostanza che il ministero delle Politiche Agricole doveva dare corso ai procedimenti di autorizzazione alla coltivazione di mais biotech già autorizzato a livello Ue senza attendere i piani regionali di coesistenza della colture.

Stefano Bernardi