La spesa pubblica per l’assistenza a persone non autosufficienti ammonta a 17,3 miliardi di euro, ossia l’1,13% del Pil. Una cifra incredibile, destinata a crescere di pari passo con l’invecchiamento progressivo della popolazione. I dati vengono dal Rapporto sulla non autosufficienza 2010 presentato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e da quello della Salute Ferruccio Fazio. Il rapporto di fatto riassume che un quarto della spesa sanitaria e socio-sanitaria-assistenziale e’ legata alla cronicita’ e alla non autosufficienza. Questo in un quadro di grande disomogeneita’ tra le Regioni: “Il divario Nord-Sud – si legge – emerge in tutta la sua forza con Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Lombardia che ‘prendono in carico’ a diverso titolo (in rapporto alla popolazione) il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia, Calabria. Lo stesso parametro raggiunge il valore di 4-5 volte se si considera la percentuale di anziani utenti di strutture”.
L’Italia, conferma il Rapporto, è decisamente indietro rispetto all’Europa del Nord con una diffusione dei servizi domiciliari e residenziali ferma al 4,9% contro il 13%. I costi finiscono così per scaricarsi maggiormente sulle famiglie che spendono oltre 9 miliardi l’anno per pagare badanti o case di cura. Anche qui, ci sono due Italie ben distinte: a Nord esistono reti assistenziali integrate, mentre dal Lazio (incluso) in giù i servizi sono spesso insufficienti. Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Lombardia ”prendono in carico” a diverso titolo (in rapporto alla popolazione) il triplo degli anziani non autosufficienti di Campania, Puglia e Calabria. Inoltre, al Nord il processo di riorganizzazione ospedaliera e di drastica riduzione di offerta di posti letto per acuti è stato accompagnato a un potenziamento in parallelo dei servizi di assistenza territoriale a favore degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità; al Sud, al contrario, da un lato è rimasta un’offerta eccessiva di posti letto per acuti (con costi ormai insostenibili) per le Regioni e dall’altro i servizi territoriali sono rimasti minimi e, afferma il rapporto, di livello qualitativamente basso.
Per far fronte a questa situazione, il ministro Sacconi ha rilanciato sulla collaborazione pubblico-privato. “In questa direzione – ha detto – possono avere un ruolo importante i fondi integrativi sanitari e socio-sanitari, che dovrebbero essere visti come una risorsa in grado di supportare il Ssn e di garantire ai cittadini il diritto e la responsabilità di scelta delle prestazioni nonchè una efficace ed efficiente gestione delle loro risorse”.
Stefano Bernardi




















