Day after Italia: tutto facile, ma che Cassano!

Antonio Cassano, 28 anni

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Impossibile procedere ad un’approfondita disamina relativa ad una partita a senso unico. Col dovuto rispetto per le Far Oer, il 5-0 confezionato dagli azzurri a Firenze non può esaltare o spedirci in estasi anticipatamente. La goleada era attesa, e puntuale è arrivata. Troppo debole la resistenza di una squadra semiprofessionistica, alquanto terrorizzata dall’aver contro campioni e assi di fama mondiale quali Pirlo, De Rossi, Cassano e compagnia. Il confronto non è mai esistito. Fin dai primissimi minuti, gli azzurri hanno assediato l’area di rigore nordica e bombardato l’impotente difesa. La priorità? I gol, utili a mettere in cassaforte tre punti ordinari. Dopodiché, si è badato anche al divertimento, a cercare di produrre gioco sperimentando intese, idee, collaborazioni in campo. Un fisiologico calo di lucidità ha fatto da spartiacque fra il primo tempo scintillante e l’ultimo quarto d’ora: i due gol finali son stati la ciliegina di una serata comunque positiva.


Lo abbiamo detto, un 5-0 così vuol dir poco. I significati aumentano se analizziamo nel profondo, soffermandoci anche sui particolari esterni. In primis, l’effetto simpatia del nuovo corso prandelliano. Piace quest’Italia, piace il modo in cui si pone e propone. La gente sta iniziando ad apprezzare il tentativo di rinnovamento del nuovo ct. Non solo a livello comunicativo (altra pasta rispetto all’arrogante Lippi, non c’è che dire), ma anche sotto il profilo tattico e tecnico. Un’Italia senza giocatori di qualità? Era il timore di noi tutti nei giorni post mondiale. In effetti, non abbiamo il centrocampo della Spagna o l’attacco dell’Argentina. Ma i piedi buoni ci sono, così come gli elementi di spessore e carisma. Prandelli ha ufficialmente adottato il 4-3-3: difesa improntata sulla coppia Bonucci-Chiellini, con sperimentazione in atto su ambedue le fasce. Montolivo-Pirlo-De Rossi è la mediana voluta dal mister. Manca un vero interditore, e contro avversari di rango si può soffrire un pelino. Ma l’ex tecnico viola non ha paura: l’Italia deve comandare il gioco. Sempre. E poi l’attacco. Reparto affidato alla classe di un 28enne scopertosi trascinatore: Antonio Cassano.


Ribadiamolo: le modeste Far Oer non potevano costituire un pericolo vero, un ostacolo tangibile. Fantantonio, dal canto suo, ha potuto svariare, fraseggiare, inserirsi e concludere. Tutto con facilità, divertendosi e divertendo i calorosissimi spalti dell’Artemio Franchi. Nonostante il 5-0 e i cinque marcatori differenti, a Firenze è andato quasi in scena un ‘one man show’. Cassano è stato fantastico, ha regalato qualità e soprattutto tanta continuità. E’ partito forte ed ha concluso bene, senza cali evidenti. Mai come ora, il talento doriano ha una voglia matta di giocare. Sa che questo è il suo momento: quattro anni, dai 28 ai 32, un europeo ed un mondiale in prospettiva, le ultime chance di una carriera gettata (in parte) al vento. Ora, le ‘cassanate’ sono solo un ricordo. Antonio ha svestito i panni del ragazzino insopportabile, indossando quelli dell’ometto responsabile. Un novello leader in campo, amato e stimato dal popolo azzurro, ufficialmente ai suoi piedi. Una bella responsabilità. I grandi campioni, d’altronde, se le prendono.


Alessio Nardo

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