Se San Gennaro fa il miracolo, ma la città non ha più speranza

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Alle 9,22 di questa mattina una folla di credenti stipati nel Duomo di Napoli ha salutato festante il nuovo "miracolo" di San Gennaro. Il sangue contenuto nelle ampolle si è infatti liquefatto, prefigurando prosperità e salute alla città e ai suoi abitanti. Un messaggio di speranza che però non è stato rimarcato dal cardinale Crescenzio Sepe.

Nel corso della sua omelia, il porporato ha lasciato poco spazio alla fiducia in un futuro migliore, spegnedo l'entusiasmo di molti napoletani, atavicamente legati al prodigio del Santo patrono. "Napoli ha sempre vissuto di pane e di speranza - ha detto Sepe - Ora sembra che siamo arrivati ad un punto di svolta: niente è scontato, nè il pane nè la speranza. Come è potuto accadere?".

Una considerazione amara, formulata dall'arcivescovo di Napoli per scuotere le coscienze dei suoi concittadini: "Voglio richiamare tutti - ha scandito - a fare un serio esame di coscienza collettiva nel quale tutti, per la parte di propria competenza, sono chiamati in causa". Troppi sono gli accadimenti che, a giudizio del cardinale, hanno contribuito a fare di Napoli e della sua provincia un territorio senza più speranza. Nella sua lunga omelia, l'arcivescovo ne ha ricordati alcuni: dalla strage di Castel Voturno all'esecuzione del sindaco Vassallo, dagli incidenti sul luogo di lavoro all'immancabile cancrena della camorra.

E proprio nel giorno in cui il nuovo miracolo di San Gennaro ha spinto Sepe a ipotizzare scenari sempre più bui per la città, dalle colonne de "La Repubblica", lo scrittore Roberto Saviano è ritornato ai ricordi di bambino per fermare la cronaca di una città "posseduta" dalla fede nel suo Santo. "In una città disperata, dove spesso la volontà e l'individuo vengono schiacciati dall'impossibilità all'azione - ha scritto l'autore di "Gomorra" - il Santo è la speranza, la sciorta, la certezza che prima o poi qualcuno interverrà con una forza superiore e qualcosa andrà bene".

Una speranza a cui i napoletani tutti vogliono rimanere ancorati per credere che un futuro diverso sia plausibile. "La festa di San Gennaro è quel mistero dentro cui c'è Napoli - ha spiegato Saviano - Una terra che si liquefa e si ricoagula, che ha una consistenza indefinibile, mai certa, solida. E che pure gronda di vita vera, contagiosa".

"Più cade nell'abisso senza regole, crudele - ha continuato lo scrittore -  più sembra in grado di rinnovarsi. San Gennaro c'è anche se non lo meriti. Non devi conquistarlo. Sei amato e forse aiutato. Il mistero di San Gennaro è tutto qui. In questa incredibile ambiguità. Nella disperazione di una città dalla vita così dura, così caotica, che deve rivolgersi ad un santo - ha concluso Saviano - per immaginare di trovare una regola".

Maria Saporito

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