F1, Sebastian Vettel il nuovo “Kaiser” della formula uno
L’atmosfera è solenne. La stanza è colma di gente e i fiati annunciano il grande evento. Schumacher si alza dal trono, chiede al giovane ragazzo biondo di avvicinarsi. Lu obbedisce con garbo, si siede e aspetta l’incoronazione. Michael sorride e con delicatezza li posa la corona che per molti anni è stata sua. La gente applaude, Sebastian Vettel è il nuovo Kaiser. Questo, in un contesto fantasioso, è quello che è avvenuto nei cuori dei tifosi tedeschi. Una nazione, la Germania, che oggi è tornata a gioire, a sognare e dominare. Proprio nell’anno del ritorno del sette volte campione del mondo, è avvenuto il cambio di consegne, il cambiamento. Vettel è il nuovo volto della Formula uno, il nemico numero uno, l’uomo da battere.
Insieme a lui gioisce la Red Bull. Scuderia che ha portato nel circus un nuovo modo di intendere il concetto del team. Non più una realtà motoristica, bensì un connubio, una sinergia con la commercializzazione. Non sono gli sponsor che adornano la vettura, è la vettura che adorna lo sponsor. Le vittorie sono perfetti mezzi di pubblicità, i risultati diventano future strategie di marketing. Una rivoluzione nella comune concezioni di scuderia che non fa sorridere i puristi dei motori, ma danno perfetto esempio di quanto oramai la Formula uno sia schiava e vittima dei soldi. E vedere Sebastian Vettel alzare al cielo la coppa del vincitore è il successo più grande per il fondatore e capo della lattina energetica, Dietrich Mateschitz. Il magnate austriaco non ha però ottenuto tutto ciò in poco tempo. Bensì ci sono voluti anni e tanti investimenti.
Innanzitutto il coraggio di prelevare una struttura (la Jaguar) non certo vincente. Ricostruire le fondamenta, cambiare nomi e compiti, ingaggiare tecnici ed ingegneri di livello (Adrian Newey ne è un esempio). Poi vi è la questione piloti, tutt’altro che secondaria. Tolto Mark Webber infatti, sia Vettel che anche la coppia Buemi/Alguersuari sono i figli del foltito vivaio dei giovani piloti Red Bull. Bambini che vengono fatti correre nei più disparati campionati motoristici, fatti crescere con fame di vittorie e quel logo Red Bull perennemente cucito nelle tute. Un modo costoso, ma perfetto per ricercare il campione che possa conquistare e raggiungere traguardi importanti. Vettel è il risultato finale. Il campione precoce, il pilota perfetto che la compagnia austriaca cercava.
Sin dal suo esordio si era capito di che pasta era fatto. Il pilota più giovane a salire su una monoposto di F1 (2006 con BMW) Il più giovane a conquistare punti iridati e successivamente segnare pole e vittoria (2007 e 2008 con la Toro Rosso) ed ora il più precoce a salire sul tetto del mondo automobilistico. Un segno inconfondibile, il predestinato per eccellenza. La parabola ascendente si conclude oggi con la vittoria più grande per il pilota, il riconoscimento più prestigioso per la squadra, la sfida vinta da parte di Mateschitz. L’anno prossimo Ferrari e Mclaren cercheranno di scovare i punti deboli di questo progetto, in questo nuovo modo di intendere, vivere e vincere la Formula uno. Ora però lode ai vincitori e al nuovo Re. Quel numero uno sulla scocca, così sofferto e discusso, ora è finalmente suo. Hai vinto Sebastian. Hai vinto Mateschitz.
Riccardo Cangini
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