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23 December 2010A cura di:admin

Snia, revocata quotazione in Borsa

Snia la sede abbandonata di Varedo MI 294x196 Snia, revocata quotazione in BorsaBorsa Italiana Spa ha disposto, a decorrere dalla seduta del 27 dicembre 2010, la revoca dalla quotazione nel Mercato Telematico Azionario (MTA) delle azioni ordinarie Snia e delle obbligazioni del “Prestito Obbligazionario Convertibile Snia 2005-2010″ emesse da SNIA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria.

A comunicarlo è il commissario straordinario con una nota della società in amministrazione straordinaria precisando che è stata disposta inoltre la cancellazione dei warrant Snia 2005-2010 dal listino ufficiale a partire dal 16 dicembre scorso.

Il titolo scompare dal listino di Borsa dopo 90 anni dalla prima quotazione, avvenuta nel 1920, qualche anno prima di Fiat, Pirelli e Generali.

Per quasi un secolo il nome Snia ha segnato la storia dell’industria chimica italiana, e della politica nazionale.

Nata a Torino nel 1917 come acronimo di Società di Navigazione Italo Americana, l’azienda creata e guidata da Riccardo Gualino si occupava di trasporti marittimi.

Con il crollo dei noli dopo la prima guerra mondiale essa mutò denominazione e l’attività principale divenne la produzione di fibre tessili e sintetiche.

Nel 1925 Snia già vantava il maggior capitale sociale tra le imprese italiane e, poiché esportava l’80% dei suoi prodotti, fu anche la prima società del paese a essere quotata a New York e Londra.

Con la rivalutazione della lira decisa dal regime iniziarono le prime sventure ma negli anni Trenta la società, guidata ora da Franco Marinotti e con un azionariato nelle mani dell’inglese Courtaulds e della tedesca Glanzstoff, si lanciò in nuove acquisizioni (Pignone, Olcese) e divenne sempre più internazionale.

Dopo la morte di Marinotti, avvenuta nel 1966, il gruppo approdò nell’orbita Mediobanca, diede vita alla fusione con Brombini Parodi Delfino e assunse la denominazione di Snia Bpd.

Per un po’ fu anche nelle mani di Montedison e nel 1983 arrivò in quelle della Fiat, l’azienda di famiglia dell’antico azionista Snia Giovanni Agnelli.

Il gruppo rifiorì per circa un quindicennio, durante il quale acquisì la Caffaro, si lanciò nel settore aereo spaziale e, sotto la guida di Umberto Rosa, si spinse fino al biomedicale (Sorin).

La ricerca di nuovi settori non riuscì a celare la crisi dell’intero comparto chimico italiano e nel 1998 la Fiat cedè in blocco la società con un’opv pari a 2.100 miliardi di lire.

Snia passò così sotto il controllo di Luigi Giribaldi e Cornelio Valetto, che attraverso il 30% societario e si ritrovarono azionisti di maggioranza. Poi, nel 1999, fu Emilio Gnutti a dirigere il gruppo e, attraverso società e imprenditori legati a Hopa, lanciò nel 2002 un’opa sul 71% del capitale valutando l’intera società 950 milioni di euro.

Ma la parabola discendente sembrava ormai inarrestabile ed il gruppo stava diventando quasi esclusivamente fonte di operazioni di trading in Borsa.

Con l’insolvenza dichiarata dal Tribunale di Milano nello scorso aprile si è conclusa la storia della società.

Il 5 ottobre di quest’anno Marco Cappelletto, Commissario straordinario di Snia in Amministrazione straordinaria, ha annunciato che il ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato “l’esecuzione del programma integrativo con finalità liquidatorie relativo alla Spa Snia in Amministrazione straordinaria”.

Marco Notari