Fiom, Landini: “Noi diciamo no alla modernità”

Lo sciopero generale dei metalmeccanici organizzato da Fiom per lo scorso venerdì 28 gennaio è stato un successo, “riuscito con un’adesione media superiore al 70%” secondo i dati pervenuti al centro nazionale dell’organizzazione sindacale.

Lo sciopero era di otto ore e riguardava tutta l’Italia ad eccezione dell’Emilia-Romagna, dove l’iniziativa si è svolta il giorno precedente.

Alle officine meccaniche di Mirafiori la percentuale di astensione dal lavoro ha toccato l’80%. A Torino, infatti, alla Powertrain, l’unico reparto produttivo oggi in funzione a Mirafiori, ha aderito allo sciopero l’80% dei lavoratori, una percentuale altissima rispetto alla storia dello stabilimento. Tutti i dipendenti delle carrozzerie e delle presse sono in cassa integrazione.

Alla Iveco (comparto Fiat Industrial), l’adesione allo sciopero è stata del 70%. Allo stabilimento Fiat auto di Cassino del 65%. Alla Fiat auto di Melfi ha aderito, sul primo turno, almeno il 50% dei dipendenti; una linea è ferma e l’altra funziona solo a tratti.

Ancora in Piemonte, sono state registrate percentuali di sciopero al 65% alla Marcegaglia di Alessandria e al 95% alla Marcegaglia di Asti. A Terni, le adesioni allo sciopero sono state all’80% sia per ciò che riguarda i dipendenti dello stabilimento Thyssenkrupp, sia per ciò che riguarda le imprese di appalto attive nello stabilimento.

Per Maurizio Landini, segretario generale della Fiom-Cgil, in piazza del Duomo alla chiusura della manifestazione tenutasi a Milano, se si voleva tastare il polso alla “classe operaia” di certo si è sentito un battito vigoroso che promette l’opposizione al concetto di “modernità” che coincide con la “globalizzazione”.

“Noi diciamo no alla modernità di chi vuole i lavoratori l’uno contro l’altro in nome della competizione. Sviluppo non è riduzione dei diritti, non è negazione della democrazia, ma innovazione, ricerca, intervento pubblico”.

“A chi, nel mondo politico e non solo, – ha continuato Landini – ci ha spiegato cosa avrebbe fatto se fosse stato un operaio di Pomigliano o di Mirafiori, diciamo: provate a immedesimarvi tutti i giorni con chi produce la ricchezza di questo paese e cominciate ad occuparvi seriamente di lavoro. In questa piazza non ci sono solo i metalmeccanici, ci sono lavoratori di altre categorie, ci sono i giovani, gli studenti che si stanno battendo perché anche il sapere, come il lavoro è un bene comune”.

A tal fine il segretario generale parla di “unificare le lotte” e dà appuntamento all’assemblea nazionale della Fiom che si terrà dal 3 al 4 febbraio dove sarà proposto “l’avvio di una campagna straordinaria di discussione nelle aziende per decidere con le lavoratrici e con i lavoratori come proseguire nella mobilitazione per il Contratto nazionale, i diritti e la democrazia”.

Alle manifestazioni tenutesi in tutt’Italia hanno partecipato anche studenti, precari e lavoratori che rifiutano il concetto di ‘modernità’ inteso come brutale riduzione dei diritti e tanti sono tornati a chiedere alla Cgil la proclamazione dello sciopero generale di tutte le categorie.

In alcuni casi, come a Bologna giovedì, i rappresentanti della Cgil che parlavano dal palco sono stati anche contestati.

Marco Notari

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