Siria, sì a Facebook e Youtube dopo divieto di 5 anni

Damasco, 10 febbraio. Facebook, Youtube e altri noti social network saranno finalmente accessibili liberamente in Siria. Dopo 5 anni, cade il divieto che ne prevedeva l’oscuramento e finalmente gli utenti non dovranno più affidarsi a rischiosi server esteri, che consentono di navigare clandestinamente, per accedere ai celebri siti di socializzazione e condivisione di contenuti multimediali.

La decisione di eliminare le limitazioni, secondo quanto riferisce il quotidiano filo-governativo Al-Watan, dimostra “la fiducia del governo nell’uso (della Rete, ndr)” e anche il fatto che “lo Stato non ha paura che da questi o da altri siti provengano minacce”. Mazen Darwish, attivista del Centro siriano per la libertà di espressione sui media, si augura che da questa mossa possa partire un cambiamento di mentalità in tutta la Siria. Tuttavia, alcuni siti web rimangono ancora oscurati. Si tratta di alcuni blog, della versione araba di Wikipedia e di alcuni giornali arabi, israeliani su tutti, e internazionali.

L’opposizione ha però fornito una visione diversa della strategia messa in atto dal governo del presidente Bashar Al-Assad. Infatti, la libera accessibilità ai social network sarebbe un tentativo delle autorità siriane per contrastare una feroce campagna contro il regime, sulla scia delle proteste in Egitto e Tunisia, diffusa proprio attraverso la Rete. “Mentre l’accesso ai siti di social media è un’occasione per i siriani per mobilitarsi e impegnarsi al meglio – ha detto Susannah Vila, responsabile di Movemens.org, un’associazione no-profit dedicata al sostegno degli attivisti digitali in tutto il mondo – esso rende anche più facile per il governo a individuare gli attivisti e annullare le proteste”. Questa tesi fa però acqua da tutte le parti poiché, mentre la protesta via web aveva raccolto oltre 12mila adesioni, nelle piazze non si è visto alcun manifestante.

Il Dipartimento di Stato americano ha elogiato la decisione del governo siriano, tuttavia ha ricordato che rimangono ancora attive forti restrizioni sulla libertà di parola e di aggregazione.

Emanuele Ballacci

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