Melania, pm sospeso. Il legale Carta: Ferraro minacciato, forse da militari

Nell’attesa che le indagini sul giallo di Ripe di Civitella, la località in provincia di Teramo dove il 20 aprile venne trovato il cadavere di Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana uccisa con decine di coltellate e per il cui omicidio è indagato il marito Salvatore Parolisi, un’altra vicenda dai contorni oscuri continua a tenere banco. Almeno tra quelle poche testate – e questo giornale è una di esse – che hanno reputato di fondamentale importanza rendere noto quanto sta accadendo nella Procura di Roma.
Il 16 giugno scorso il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) ha deliberato la sospensione per quattro mesi del pm Paolo Ferraro, motivando il provvedimento con la presunta infermità mentale di quest’ultimo. Per il protagonista, però, la decisione del Csm non è altro che il pesante dazio comminatogli per essersi interessato di una questione che, se confermata e approfondita, potrebbe destabilizzare l’establishment militare e, forse, non solo quello.
Paolo Ferraro ha denunciato la presunta esistenza di una ‘setta satanica massonica‘ al cui centro ci sarebbero numerosi esponenti dell’esercito: la vicenda, come se non bastasse, potrebbe essere in qualche modo legata all’omicidio Rea. Ma tutte queste rischiano di rimanere soltanto supposizioni perché, se il corso degli eventi non cambia, il magistrato sarà sospeso – e tra quattro mesi destituito completamente? – perché ritenuto non solo inattendibile ma anche inabile nello svolgimento del suo ruolo.
Per chiarire i contorni della vicenda, i retroscena e le prospettive future di questa storia che, inspiegabilmente, sembra rimanere ai margini dell’agenda delle maggiori testate giornalistiche, abbiamo parlato in esclusiva con l’avvocato Giorgio Carta, il legale del pm Ferraro.

Avvocato Carta, il provvedimento preso dal Csm chiama in causa un episodio accaduto più di due anni fa: nel 2008, Ferraro denunciò il “plagio” della compagna che sarebbe stata indotta a svolgere attività di prostituzione all’interno della propria abitazione. Il pm, dopo aver sostenuto di possedere delle ‘prove’ multimediali, ritrattò le accuse, giustificandole come conseguenze di un periodo ricco di stress, al punto da sottoporsi a sedute psichiatriche.
Cosa ci sa dire di quella vicenda?
Premetto, innanzitutto, che il dottor Ferraro non ha mai ritrattato alcuna delle proprie denunce. Anzi, se vogliamo, le sue attuali vicissitudini personali sono diretta conseguenza del fatto che il medesimo, ostinatamente, non ha mai desistito dal proposito di svelare e far accertare l’attività di una setta che, secondo le sue osservazioni, avrebbe come base operativa la cittadella militare della Cecchignola, ma che avrebbe diramazioni presso altri luoghi di interesse militare presenti nel territorio nazionale.
Aggiungo che gli atti sessuali cui il dottor Ferraro fa riferimento nelle proprie denunce non sarebbero riconducibili ad un’attività di prostituzione, quanto piuttosto alla ritualità di sette aventi una possibile matrice satanica.
Quanto infine alle prove multimediali addotte, esse consistono in registrazioni audio, purtroppo di cattiva qualità, il cui possesso non è stato mai smentito o ritrattato dal magistrato.

Gli ultimi sviluppi sono quindi riconducibili alla denuncia del 2008?
Non esiste una seconda indagine, ma è sempre l’originaria ricerca che viene fatta oggetto di successive denunce, allargatesi via via con riferimento alle “coperture” eccellenti che avrebbero ricevuto i personaggi e i fatti oggetto di accertamento.
I file audio sono sempre quelli iniziali e sono stati sottoposti al vaglio della magistratura che, però, come è noto, li ha ritenuti irrilevanti e insufficienti a provare gli intrecci denunciati dal dottor Ferraro.
Da questo momento, il magistrato ha avuto la sensazione di essere stato isolato. Sensazione suffragata da diversi inviti a desistere dall’approfondire la vicenda che gli sarebbero stati rivolti a tutti i livelli.

– Con l’intento di dissuaderlo dai suoi propositi investigativi, il magistrato avrebbe ricevuto anche minacce. Lo può confermare?
I fatti in questione sono oggetto di accertamento presso il Tribunale di Perugia, essendo stati debitamente denunciati. Il dottor Ferraro ha infatti fatto presente di essere stato più volte avvicinato da personaggi di probabile estrazione militare, ma anche di avere, per esempio, subito un incendio sospetto nel terrazzo di casa sua.

– Come giudica quello che sembrerebbe un vero e proprio ostruzionismo da parte del Csm? Conseguenza del timore che l’indagine potesse scoperchiare un ‘vaso di Pandora’ particolarmente grande?
Noi lamentiamo, non tanto un ostruzionismo da parte del Csm, che comunque ha respinto diverse richieste difensive del mio assistito, e tra queste la mia stessa nomina nell’ambito del procedimento di dispensa, quanto piuttosto un’anomala impazienza di chiudere il procedimento medesimo.
Nonostante la gravità dei possibili effetti giuridici – stiamo parlando di una possibile destituzione – il Csm ha spesso avvertito il dottor Ferraro sulle scadenza procedimentali con preavvisi davvero irrisori, tali quindi da non consentirgli la migliore difesa procedimentale.
Consideri che la convocazione per l’assegnazione del quesito al perito medico nominato è avvenuta via fax nella stessa mattina in cui si è tenuta. La conseguenza è stata è che il dottor Ferraro no ha potuto presenziare assistito dal suo difensore né dal suo perito di parte, che è il criminologo Francesco Bruno.
Ciò nonostante il Csm ha proceduto lo stesso, con un atteggiamento che francamente fatico a spiegarmi.
Anche il collocamento in aspettativa per quattro mesi appare di dubbia legittimità visto che il perito nominato dal Csm per accertare le condizioni di salute del magistrato non ha ancora concluso i propri lavori.

– A tal proposito, quali saranno le vostre prossime mosse?
In settimana, presenteremo ricorso al TAR per chiederne l’annullamento e la sospensione.

– L’aspettativa per 4 mesi decisa dal Csm la considera una fase transitoria in vista di una definitiva estromissione dalla magistratura?
Certamente è l’ipotesi più probabile. Con il ricorso al TAR, noi contestiamo il fatto stesso che il Csm possa cautelarmente collocare in aspettativa un magistrato. La legge non prevede siffatta potestà cautelare.

– Circolano voci circa una presunta richiesta di Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio, ndr) nei confronti del magistrato. Da chi è partita la proposta? E’ un rischio che il suo assistito potrebbe ancora correre?
La questione è al vaglio della magistratura, quindi, al momento, preferirei non aggiungere altro.

– Ferraro non ha escluso che le sue ‘scoperte’ possano essere legate con quanto avvenuto a Ripe di Civitella. Il magistrato avrebbe visto Carmela Melania Rea all’interno della Procura di Roma. A quando risalirebbe l’incontro? Pensate che la vittima di Ripe di Civitella possa essere stata in qualche modo a conoscenza della ‘setta’ di cui parla il pm?
E’ uno degli aspetti più inquietanti della ricostruzione fatta dal dottor Ferraro, il quale ritiene di aver visto a pochi metri da lui una ragazza molto simile alla povera Melania Rea, o ad una sua sosia, come si è soliti dire per cautela. Sarebbe accaduto una sera, intorno alle 19, pochi giorni prima che la ragazza rimanesse uccisa. Di più, al momento, non vorrei dire.

Parlando di poteri occulti, l’avvocato viterbese Paolo Franceschetti da anni porta avanti una teoria secondo cui esisterebbe una setta esoterica, denominata Rosa Rossa, che deriverebbe da frange deviate della Massoneria italiana. La suddetta sarebbe talmente potente da riuscire a infiltrarsi a tutti i livelli istituzionali e nei diversi settori della vita pubblica. Inoltre, la crudeltà della Rosa Rossa – dedita tra l’altro anche ai sacrifici umani – starebbe dietro ai più importanti casi di cronaca nera degli ultimi decenni: dai delitti del Mostro di Firenze a quelli di Yara Gambirasio e Melania Rea.
L’inchiesta di Ferraro è entrata in contatto con tale realtà?
Allo stato, niente collega la denuncia del dottor Ferraro con la fenomenologia della Rosa Rossa.

– Come giudica l’iscrizione nel registro degli indagati di Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, avvenuta quasi in concomitanza con la sospensione del pm Ferraro: una coincidenza o un modo per sottolineare come il suo assistito sia ‘fuori strada’?
Non sono solito pronunciarmi su ciò che non conosco. Ho letto la copiosa documentazione prodotta dal dottor Ferraro, ma non quella delle indagini di Ascoli, quindi ogni mia valutazione su possibili connessioni sarebbe azzardata e poco seria.

– Le recenti polemiche tra Unione Camere Penali e Magistratura Indipendente, inerenti ai trattamenti riservati a Parolisi sono in qualche modo ricollegabili con quanto accaduto a Ferraro? Che aria tira tra i colleghi del suo assistito: indifferenza o solidarietà?
Indifferenza non direi proprio. E’ un caso che sta comunque scuotendo la Procura di Roma, e rispetto al quale è quindi impossibile restare neutrali. La solidarietà morale di molti colleghi è tangibile ed esplicita. L’ostilità di altri, pure.

Simone Olivelli

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