I raggi N di Blondlot. Il primo caso di scienza patologica

Il termine “scienza patologica” è stato coniato dal premio Nobel per la chimica Irving Langmuir, che lo usò per la prima volta durante un incontro allo Knolls Research Laboratory il 18 dicembre 1953, utilizzando questo termine per descrivere quelle idee scientifiche errate delle quali “non ci si riesce a liberare”.

In breve si tratta di un processo psicologico attraverso il quale uno scienziato, pur accettando a monte il metodo scientifico, a livello inconscio si distacca da questo metodo mettendo in moto un processo patologico di interpretazione dei dati secondo i propri desideri. Langmuir nel suo discorso portò un ricco numero di esempi di trappole nelle quali gli scienziati possono cadere, tra i quali il caso dei raggi N.

Prosper-René Blondlot (1849-1930), professore di fisica all’Università di Nancy, in Francia, spese gli anni della sua giovinezza come docente e gli vennero assegnati tre prestigiosi premi dall’Accademia delle Scienze per il suo lavoro sperimentale sulle conseguenze della teoria elettromagnetica di Maxwell. Nel 1891 fece una prima misurazione della velocità delle onde radio tramite la loro lunghezza d’onda.

Nel 1903 Blondlot annunciò una scoperta che lo avrebbe reso famoso: intento nello studio dei raggi X, notò quella che interpretò come una nuova radiazione visibile in grado di penetrare l’alluminio, i raggi N. Fece una serie di esperimenti nei quali un oggetto a malapena visibile veniva illuminato dai raggi N diventando di conseguenza più visibile. Blondlot affermò in particolare che questi raggi se rifratti attraverso un prisma di alluminio, facevano brillare un filo rivestito di solfuro di calcio fluorescente.

Lo studioso francese pubblicò un saggio riguardante questa scoperta su “Nature”, provocando un grande entusiasmo tra i colleghi, tanto che alcuni la rivendicarono come propria. D’altra parte alcuni autorevoli personaggi (come Lord Kelvin, l’inventore del telegrafo elettrico, e William Crookes, lo scopritore dei raggi catodici) replicarono gli esperimenti non ottenendo nessuno dei risultati di Blondlot. Per questo motivo “Nature” spedì Robert W. Wood, un importante fisico specializzato in ottica ad indagare sulla cosa.

Blondlot aveva intenzione di misurare l’indice di rifrazione del prisma di alluminio con la precisione del centesimo di millimetro, facendo prima passare i raggi attraverso una fessura di due millimetri. Wood chiese allora come fosse possibile misurare qualcosa con una precisione di 0.01 mm a partire da una sorgente di 2 mm, e Blondlot rispose “Questo è uno degli aspetti più interessanti dei raggi N: essi non seguono le ordinarie leggi della fisica”.

Infine mentre Blondlot ed il suo assistente preparavano le apparecchiature per ripetere l’esperimento, Wood rimosse di nascosto il prisma. Nonostante ciò il professore continuò ad asserire che lo spettro dei raggi N fosse visibile. Wood si convinse quindi che i raggi N fossero frutto dell’immaginazione di Blondlot, e rese pubblica la sua esperienza in un articolo che uscì su “Nature” nel 1904.

William Seabrook nella sua biografia di Wood intitolata “Doctor Wood” afferma che Blondlot diventò pazzo e morì a causa delle polemiche che si svilupparono a seguito dell’articolo: “la tragica esposizione mediatica portò alla pazzia ed alla morte di Blondlot”.

Wood stroncò così la carriera e probabilmente anche la vita di Blondlot, ma assicurò alla sua figura eterna memoria quale primo, ma non ultimo, caso di scienziato patologico.

Alice Ughi

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