La serata dell’orgoglio Leghista: in mezzo ai militanti
La serata dell’orgoglio leghista. In mezzo ai militanti. E’ ora di dare una bella pulita al pollaio, come dice il cartello. I messaggi che passano dalla base della Lega Nord, sono essenzialmente due. Uno: “il capo” è (e sarà sempre) Umberto Bossi, anche se, coinvolto nello scandalo dei presunti finanziamenti usati illecitamente, c’è pure il figlio Renzo. Due: chi ha infangato il nome del partito, chiunque sia, se ne deve andare e subito. Anche se, forse, al Trota, nel caso venissero dimostrate responsabilità da parte sua, qualcosa si può perdonare: “è un ragazzo” dicono, “si è dimesso subito” e comunque “non è indagato”. Segno forse, anche questo di un’indiscussa abnegazione verso il capo.
Bossi e Maroni sì, Rosy Mauro no. Sul palco ci doveva essere solo Roberto Maroni, uno dei triumviri che da qualche giorno, dopo le dimissioni del Senatur, si è messo alla guida del Carroccio. Doveva parlare solo lui, incitato a gran voce da una folla impaziente di dimostrare tutto l’affetto per il partito, ma anche tutto il fastidio provato per le vicende degli ultimi giorni. Poi è arrivato Bossi (padre) che, a onor del vero con un certo coraggio, si è preso delle responsabilità che nessuno tra quelli presenti ieri sera alla Fiera nuova di Bergamo si è sognato di dargli. “Bossi, Bossi” “Maroni uno di noi”, ma anche “Chi non salta Rosy Mauro è”. Già, la vicepresidente del Senato e passionaria padana che non si dimette, contraddicendo addirittura Umbertone e che precisa di non aver mai preso un soldo dalla Lega. Ma tant’è: ieri i militanti non la vedevano molto di buon occhio.
Dal Piemonte al Veneto. Vengono un po’ da tutto io Nord i militanti leghisti, anche dalla “rossa” Romagna, con tanto di striscioni e cartelli. C’è chi indossa la felpa della sede di Verona, chi gira con la bandiera del Piemonte, chi fieramente rivendica di venire dalla Val Seriana. Ci sono pure due signore con ottime doti artistiche che per impreziosire i simboli della Lega ci hanno messo sopra una quantità spropositata di cristalli Swarosky. “Li ha visti anche Bossi” dicono. Ottimismo e fiducia incrollabili che si mescolano, non troppo bene a dire il vero, con la rabbia e la delusione, con la manifesta sensazione da parte dei militanti di essere stati privati, almeno in parte di qualcosa di prezioso, vale a dire un ideale che vanta carattere di assolutezza. Un ideale sicuramente scalfito, per giunta dall’interno, ma non certo distrutto, anzi, protestano: “Torneremo più forti di prima”.
A.S.

























