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29 maggio 2012A cura di:Maria Luisa Fortuna

Esclusivo a “Pomeriggio Cinque” Raffaelle Niccoli: sospettato per l’attentato di Brindisi

 

 

 

Esclusivo a “Pomeriggio Cinque-  Ieri, lunedì 28 maggio,  in esclusiva a “Pomeriggio Cinque”,Raffaelle Niccoli il primo sospettato per l’attentato di Brindisi, l’ha interrogato il Procuratore Nazionale Antiterrorismo e: “Ho capito che pensavano fossi il ‘mostro di Brindisi’. Proseguendo che le sue nipoti volevano andare ai funerali di Melissa, ma Niccoli glielo ha impedito perché: “Qualche squilibrato avrebbe potuto linciarle.”

 Il fermo- Ieri, lunedì 28 maggio, a “Pomeriggio Cinque”, la testimonianza esclusiva di Raffaele Niccoli, in collegamento da Bari. L’uomo è stato il primo sospettato, fermato e condotto in questura, per il tragico attentato davanti alla scuola Francesca Morvillo di Brindisi.  Niccoli racconta il suo fermo: “Alle 20 del 19 maggio scorso, arrivando a casa, un poliziotto mi ha aperto lo sportello della macchina, puntandomi addosso una pistola. Poi, circa 30 poliziotti sono entrati in casa mia, senza parlarmi dell’attentato. Durante la perquisizione, mi hanno detto che a loro  risultava che possedessi delle armi. Io ero tranquillo perchè sapevo di non averle. In seguito, in questura, mi ha interrogato il Procuratore Nazionale Antiterrorismo e ho capito che pensavano fossi il mostro dell’attentato”.

Le responsabilità-  Niccoli prosegue facendo una richiesta e chiede al Presidente della Repubblica di guardare bene a questo caso che è molto più grave di come può sembrare. Lo stesso Niccoli ha chiamato il giornalista che aveva pubblicato sul giornale il suo nome, cognome, indirizzo e foto. Continuando: “Gli ho chiesto come avesse potuto disonorare il mio nome e quello della mia famiglia. Se mi fosse successo qualcosa, l’avrei ritenuto responsabile.” Raffaele Niccoli conclude dicendo che le sue nipoti avrebbero voluto andare ai funerali di Melissa, ma che gliel’ha impedito perché: “Il nostro cognome era diventato di dominio pubblico e qualche squilibrato avrebbe potuto linciarle”.

Maria Luisa L. Fortuna

 

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