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24 maggio 2012A cura di:Irene Fini

Sardegna, nuovo referendum anti-Casta

Dopo il referendum “cancella province” che ha trionfato in Sardegna con l’accordo sull’abolizione di quattro province e la riduzione dei rimborsi per i consiglieri regionali, l’Unione popolare lancia una nuova iniziativa. Sull’onda della cosiddetta antipolitica e delle forti preoccupazioni per la crisi economica si sta promuovendo un nuovo referendum popolare, questa volta nazionale, di raccolta firme per abolire i privilegi della casta. Il testo abrogativo propone in questo senso di abbattere gli stipendi di deputati e senatori, o meglio tutte quelle indennità spettanti ai membri del Parlamento, quali la diaria e le spese di soggiorno.

L’obiettivo per l’Unione popolare è quello di riuscire a raccogliere, sulla scia del consenso attribuito al precedente referendum, ben 60 mila firme solo in Sardegna e 500 mila firme a livello nazionale in due mesi. In Sardegna si è costituito un comitato referendario di riferimento “Sardegna contro la casta”, nei comuni si possono già trovare disponibili i moduli e su Facebook  stato fondato un gruppo che, con 5 mila iscritti, sostiene il referendum.  Maria Di Prato, portavoce di Unione Popolare, ha dichiarato: “In questo momento di crisi, la Casta parlamentare non ha tagliato di un euro i suoi stipendi. Per questa motivazione abbiamo promosso il referendum abrogativo che non è né demagogico né antipolitico, ma vuole focalizzare l’attenzione su un principio fondamentale: ovvero che chi comanda deve dare l’esempio per primo”.  “E’ stata cancellata la diaria dei dipendenti pubblici, che è nulla in confronto a quella parlamentare, che arriva a 48mila euro all’anno. E se si moltiplica per tutti sono 50 milioni di euro”.

Irene Fini

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