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20 agosto 2013A cura di:Maria Saporito

Pd: la mozione Boccia insolentisce “renziani” e “bersaniani”

Francesco Boccia 294x209 Pd: la mozione Boccia insolentisce renziani e bersaniani

 

Si chiama “Italia Riformista. La Sinistra che Governa”  la mozione proposta da Francesco Boccia e sottoscritta da 30 firmatari che ha provocato nuovi “scossoni” in casa Pd. Il presidente della Commissione Bilancio alla Camera ha, infatti, (ben) pensato di vergare un documento nel quale ha evidenziato l’importanza di sostenere l’attuale governo e di favorire un rinnovamento interno al partito. Il tutto a poche settimane (forse) dal congresso che preannuncia infuocate discussioni tra i democratici.

“Le larghe intese sono un impegno assunto con il presidente Napolitano in un momento straordinario della storia d’Italia - ha spiegato Francesco Boccia - sono un mezzo per garantire le riforme, non un fine. Il fine è cambiare il Paese con il governo della sinistra, quando vinceremo le elezioni. Ma senza scorciatoie”. 

“L’obiettivo della mozione è discutere, aprirsi, dividersi anche alla luce del sole - ha aggiunto il democratico - Senza retropensieri o doppie morali. Costruendo la sinistra che cambia e non conserva, la sinistra che non si vergogna di governare, che si assume le responsabilità di riforme profonde e necessarie per gli italiani”.

Peccato che all’interno del suo partito, in molti la vedano diversamente. O meglio: in molti sospettano che la mozione da lui proposta abbia finalità politiche ben precise, che pochi sembrano sposare. Tra i più solerti a commentare la “mossa” del “lettiano” Boccia i “renziani”: ”Non capisco il senso della proposta Boccia, a meno che non si pensi che le larghe intese debbano diventare un progetto stabile per il Pd”, ha scritto su twitter Angelo Righietti.

Ancora più “piccato” il commento di Ernesto CarboneSe l’area Letta vuole partecipare al dibattito congressuale - ha tagliato corto - si presenti con un programma e un candidato”. Non è andata meglio con i “bersaniani”: Non ho parlato con Boccia e non ho letto tutto il documento - ha dichiarato Nico Stumpo - ma il congresso non va fatto sulla fiducia o meno al governo Letta”. “Non vorrei che si facesse un congresso su chi è favorevole e chi è contrario alle larghe intese - ha aggiunto - Bisogna parlare dell’idea di partito che si vuole portare avanti”. 

“Atti di accusa” a cui Francesco Boccia ha replicato tempestivamente: “Definire una proposta di mozione come un sostegno alle larghe intese - ha detto - non solo è palesemente strumentale, ma anche offensivo del lavoro che quotidianamente fanno nel partito tanti militanti”. 

Nel caos generale, a Enrico Letta - obliquamente chiamato in causa dagli “accusatori” di Boccia – è toccato fornire una precisazione: La necessità di interpretare con il massimo equilibrio la funzione di presidente del Consiglio di questa maggioranza così particolare - ha fatto sapere il premier - mi ha spinto sin dall’inizio a non entrare nelle vicende interne alle forze politiche che sostengono il governo. Ciò vale ancor più - ha precisato - col mio partito”. 

 

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