Decreto banche: niente rimborsi per i risparmiatori truffati

Banca EtruriaIl Consiglio dei ministri che si è riunito ieri sera ha dato il via libera al maxi decreto legge sulle banche di credito cooperativo. Dopo il clamore degli scorsi mesi – che ha snudato la cattiva gestione di almeno quattro istituti di credito: Banca Marche, Banca Etruria, Cariferrara e CariChieti – è dunque arrivato il provvedimento atteso (soprattutto) dai risparmiatori truffati. I quali dovranno, però, pazientare ancora un po’ perché dei loro indennizzi, nel testo licenziato ieri dal Cdm, non c’è traccia.

La parte relativa ai rimborsi che verranno corrisposti ai risparmiatori che, alla fine delle verifiche, risulteranno essere stati truffati (ossia invitati a investire su obbligazioni rischiose delle quali non erano stati dovutamente informati) verrà, infatti, inserita in un decreto del ministero dell’Economia che sarebbe in dirittura di arrivo. “Non c’è nessun rinvio – ha assicurato ieri sera il premier Matteo RenziLe misure previste per i rimborsi delle persone che verranno riconosciute come truffate dall’arbitrato sono sostanzialmente pronte e arriveranno a giorni”.

Ma cosa prevede il testo approvato ieri dal Cdm? Il “cuore” del provvedimento risiede nella scelta di istituire una holding capogruppo a cui potranno aderire le banche di credito cooperativo, dopo aver siglato un patto di coesione. L’idea è quella di creare una struttura solida (con un capitale di almeno 1 miliardo di euro) capace di dare una mano agli istituti che dovessero, eventualmente, ritrovarsi a nuotare in cattive acque. “Ragionevolmente ci sarà un gruppo – ha spiegato il presidente del Consiglio – che costituirà un grande ombrello di salvataggio e di coesione per tutte le Bcc che decideranno di stare dentro. Il modello delle Bcc rimane, ma devono stare dentro un sistema che avrà maggiore forza e solidità”. 

Non tutte le banche di credito cooperativo dovranno, però, aderire al patto di coesione con la holding capogruppo: potranno, infatti, rimanere fuori quelle che dispongono di un patrimonio minimo di 200 milioni di euro e quelle capaci di versare all’Erario il 20% per il mantenimento delle risorse che sono attualmente formalmente pubbliche. “Ci auguriamo – ha concluso Matteo Renzi – che la riforma sia recepita nel modo più intelligente e innovativo possibile dai singoli soggetti delle banche popolari. Spero possano rapidamente fondersi, unirsi, aggregarsi, nel rispetto della loro autonomia, perché l’Italia ha bisogno di banche un pochino più grandi”.

Maria Saporito

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