Caos Roma, 5stelle a Raggi: “Fuori Frongia e Romeo o via il simbolo”

Altra giornata al cardiopalma, quella di ieri, per il direttorio del Movimento 5 stelle, in totale fibrillazione dopo lo scandalo che ha travolto Raffaele Marra e che, adesso, rischia di portarsi appresso anche il sindaco di RAGGI CERCA UNA VIA D'USCITA. CONFRONTO IN DIRETTORIO.

Roma, Virginia Raggi.

Stamani, alle prime luci dell’alba, Beppe Grillo è uscito dall’Hotel Forum dove era arrivato in volata ieri ed ha fatto rientro a Genova. Il punto al quale lui ed i suoi fedelissimi sono arrivati è che, per il momento, si attenderà una presa di posizione netta da parte del primo cittadino romano. Una dichiarazione d’intenti, schietta e chiarificatrice, che possa togliere ogni traccia di ambiguità ad un mandato che in molti, ormai, cominciano a considerare come troppo invadente per le sorti del Movimento.

Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberta Lombardi, Nicola Morra, Carla Ruocco, Roberto Fico. Per tutta la giornata di ieri un via vai di rappresentanti politici si sono succeduti nel faccia a faccia con Beppe Grillo, al riparo da occhi indiscreti e protetti da un inviolabile muro di silenzio. La decisione è stata unanime: via le deleghe a Frongia e Romeo o Virginia Raggi sarà commissionata dal Movimento e le verrà revocato il simbolo. Una scelta che farebbe tremare i polsi anche al più audace dei grillini. Solo, in mare aperto, un rappresentante di Movimento è in balia delle onde degli accordi. Un abbaglio che, dati i presupposti teorici, non è concesso a nessun rappresentante di questo esperimento politico.

E così ha vinto, in poche parole, la linea attendista tracciata già ieri mattina da Davide Casaleggio, altro polo di potere politico parallelo (o alternativo?) a quello che spetta, vox populi, a Beppe Grillo. Di Maio intanto glissa. Sua la responsabilità, per alcuni, di aver lasciato troppo spago alla neo sindaco nel rapporto con uomini dalla dubbia probità morale. A suo tempo, in modi e maniere fin troppo blande, Grillo in persona aveva chiesto alla Raggi di sbarazzarsi di un soggetto politico ambiguo, ex braccio destro della giunta Alemanno ma, vuoi l’inesperienza, vuoi un’eccessiva fiducia mal riposta, vuoi qualche tipo di interesse politico, la Raggi aveva risposto che lui al suo posto rigava dritto e che nulla, apparentemente, si trovava fuori posto.

Adesso è saltato tutto in aria. Adesso è il momento di fare delle scelte. Il direttorio, per il momento, si è sciolto lasciando roteare per Roma la sua linea politica intransigente. Adesso tocca alla Raggi far la parte che le è stata richiesta. Tutto, in un batter d’occhio, sembra essersi complicato incredibilmente. E stanotte, a porte chiuse, una riunione d’emergenza per chiedere al proprio gruppo una chiara presa di posizione in merito al mandato che, suo malgrado, la Raggi sta tentando di portare avanti ad ogni costo.

Giuseppe Caretta

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