Testimoni di Geova banditi dalla Russia: Corte Suprema vieta l’attività del movimento religioso

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Vita non facile per i Testimoni di Geova in Russia. Con una sentenza la Corte Suprema, andando a confermare una decisione presa poche settimane fa dal ministero della Giustizia russo, ha bandito dal Paese il movimento cristiano nato nell’Ottocento e presente in ogni parte del mondo. Ad oggi la sentenza non è ancora materialmente entrata in vigore ma, se così fosse, le conseguenze per i Testimoni di Geova che continueranno a praticare il culto saranno pesanti; secondo Human Rights Watch infatti potrebbero essere perseguiti penalmente ed incorrere in pesanti sanzioni di importo compreso tra i 300mila ed i 600mila rubli, pari a circa 5-10 mila euro e ad una reclusione per un periodo dai 6 ai 10 anni. “Le persone scoperte a guidare queste attività – sottolinea l’organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani – rischierebbero un massimo di 10 anni di carcere. Le proprietà del movimento saranno confiscate. I Testimoni di Geova non potranno trovarsi per pregare nelle loro chiese né altrove”.

Il movimento è stato inserito dal ministero in una lista di gruppi di estremisti comprendente, tra gli altri lo Stato Islamico ed al-Qaida, ragion per cui la sentenza ha avuto come prima conseguenza una importante serie di critiche da parte delle associazioni per i diritti umani. Si stabilisce infatti che i Testimoni di Geova pratichino una fede ‘radicale’, oltre a non essere sufficientemente patriottici. Nel mondo i Testimoni di Geova sono, secondo le stime, almeno otto milioni, 175mila dei quali vivono e praticano la loro attività in Russia; nel Paese già da diversi anni alcuni tribunali locali avevano bandito alcune branche del movimento, a causa del fatto che il movimento religioso interpreta la Bibbia in modo letterale considerando Dio l’unica vera autorità.

Per tale motivo non solo non prendono parte alle cerimonie patriottiche, particolarmente importanti in Russia, ma non servono nell’esercito in quanto contrari al compiere violenze e non votano. Nel corso di due settimane vi sono state sei diverse udienze con il rappresentante del ministero della Giustizia intervenuto per sottolineare che il movimento “segni di attività estremiste che rappresentano una minaccia per i diritti dei cittadini, l’ordine sociale e la sicurezza della società”. La difesa del movimento, per bocca di diversi avvocati e testimoni, è stata giocata sulla non violenza prevista dalla loro dottrina, ma questo non è servito. Viktor Zhenkov, avvocato che rappresenta il movimento in Russia, presenterà ricorso alla sezione di appello della Corte Suprema, ed è intenzionato a sottoporre il caso anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, in virtù del fatto che il Paese guidato da Putin ha aderito alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Daniele Orlandi

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