Da Ronaldo a Puyol: ecco come Holly e Benji ha influenzato il calcio moderno

Le generazioni cresciute a cavallo tra gli anni ’80 ed i ’90 di certo ricorderanno le gesta calcistiche di Holly e Benji, anime trasmesso a ripetizione sulle reti Mediaset che ha avuto un successo planetario e che ha ispirato le giocate di milioni di bambini in tutto il mondo mentre si sfidavano sotto casa con gli amici.

Il cartone nonostante la sua popolarità era gravato da esagerazioni tipiche dello stile nipponico, tanto da ispirare una canzone parodia/tributo da parte dei Gem boy che canzonavano (scusate il gioco di parole) tutti gli episodi assurdi presenti nel cartone animato. Sebbene nulla si può recriminare alle critiche sul campo chilometrico a forma di collina e ad i flashback sugli episodi tragici della vita degli aspiranti campioncini nipponici mentre scattavano in contropiede, ci sono alcune giocate viste nei campi di calcio nel corso degli anni che sembrano prendere spunto proprio dal cartone animato e che prima di averle viste ( anche avendole viste) sembravano paranormali.

Penso allo strepitoso dribbling con cui Cristiano Ronaldo ha saltato (letteralmente) di netto Toquero, vedendo il portoghese con la palla incollata al piede mentre l’avversario, in scivolata,  era costretto a guardare i suoi tacchetti non ho potuto non ricordare una delle skill di Oliver Hutton e Tom Becker (paragone suggerito prima dal sito del Real Madrid e ripreso in seguito da Sky). Anche la doppia rovesciata di Hernandez e Diomadé, che ha sancito il primo gol subito dal Leicester da campione d’Inghilterra, ricorda molto da vicino la giocata dei due amici della New Team.


Meno paranormali ma d’ispirazione chiaramente nipponica anche due giocate che riguardano due delle bandiere del Barcellona degli ultimi vent’anni: la prima è un salvataggio dell’amatissimo capitano Puyol durante una partita di Champions contro il Lokomotiv Mosca che ricorda il salvataggio di Holly contro la Muppet, l’altro riguarda Leo Messi e la gabbia che alcune squadre hanno mutuato dal cartone giapponese per contenerlo quando entrava in possesso di palla, stessa tattica adottata dall’Italia di Conte per contenere l’estro di Don Andres Iniesta.

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