Il naturopata Luca Avoledo ridimensiona il fenomeno del veganismo: non sempre vegano è sinonimo di salute

 

 

 

 

 

 

 

 

La dottrina vegana è stata sdoganata grazie al lavoro del naturopata Luca Avoledo. Il famoso nutrizionista si è messo in discussione pubblicando nel suo ultimo libro, intitolato “No Vegan” ed edito da Sperling & Kupfer, tutto quello che secondo lui ci sarebbe da sapere sul falso mito messo in piedi sul mondo di chi rifiuta di cibarsi di animali e di cibi da loro derivati. E tutto questo, naturalmente, per alimentare un tipo di business che si sta rivelando interessante anche dal punto di vista economico.

Sono forti le parole di Avoledo, che ritiene che il veganismo sia una specie di dottrina universalistica: i vegani vogliono eliminare la sofferenza animale nel mondo e per far questo non basta che il singolo rinunci a cibarsi di essi. Ci vuole una vera e propria crociata attraverso la quale convertire la popolazione mondiale in massa, tramite il contributo straripante dei media. Metodo vegano che, tra l’altro, non è supportato, al momento, da alcuna validità scientifica sui suoi effetti benefici rispetto ad una dieta onnivora, e che anzi viene recepito dalla gente che lo pratica in modo distorto o approssimato.

Secondo Avoledo, che si è raccontato in una lunga intervista riportata da Dagospia, ci sono degli elementi congiunturali che stanno favorendo la realizzazione di questo sogno vegano, che va avanti da circa un settantennio: la convergenza delle manipolazioni mediatiche e l’esplosione del fenomeno del salutismo, che sta portando la gente a scegliere cibi più sani. Ma Avoledo avverte: la dieta vegana ha sicuramente le sue virtù, ma vegano non significa per forza più sano. Esistono cibi che, pur essendo vegani, sono egualmente spazzatura (come le patatine fritte e la cola).

Maria Mento

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