Minacce ad Angela Caponnetto, nel suo racconto l’immagine di un’Italia che continua a dire sì alle mafie

 

 

 

 

 

 

Inseguita e minacciata insieme a tutti i membri della sua troupe giornalistica. È questo l’agghiacciante racconto che la giornalista Angela Caponnetto ha fatto nel corso di una telefonata realizzata con Milena Micucci, la Referente per la Fondazione “Antonino Caponnetto”. Raggiunta da questa chiamata mentre si trovava all’interno del Tribunale di Crotone (dove stanno avendo luogo gli interrogatori di garanzia relativi ai fatti criminosi di Isola di Capo Rizzuto), la giornalista ha raccontato al suo interlocutore di come, durante un servizio giornalistico realizzato in strada, la sua troupe sia stata inseguita in auto, minacciata di morte e stretta in un vicolo cieco, da cui poi lei ed i suoi colleghi sono riusciti ad uscire. La Caponnetto attualmente si trova in Calabria ed è impegnata sul fronte dell’indagine che la DDA di Catanzaro sta portando avanti nei confronti della Confraternita delle Misericordie (sede di Crotone).

Angela Caponnetto si è mostrata tranquilla nel corso di questa conversazione telefonica, ma la sua voce a tratti era rotta dall’emozione e talvolta da un moto di rabbia. La giornalista ha dichiarato di non avere paura delle minacce di questa gente perché non si deve avere paura, che “La strada è di tutti, la ‘strada’ non è casa della ‘ndrangheta, la ‘strada’ è ‘nostra’, la nostra casa”. E nonostante questa bellissima affermazione, la Caponnetto non riesce ad essere totalmente serena, aggiungendo di non temere per la sua vita e di essere, piuttosto, preoccupata per i colleghi che in quel territorio ci lavorano e lo vivono. Dalle sue parole emerge l’amara verità che in Italia, in molti casi ed in molti luoghi, fare il proprio lavoro in maniera onesta diventa un miracolo.

Maria Mento

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