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Divorzio Rutelli-Pd, tra amarezze e veleni

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Rutelli

A malincuore. Così dichiara di andar via, a caldo e senza ripensamenti, Francesco Rutelli dal Pd il 31 ottobre, detto e fatto. Dopo esser stato uno dei primi fondatori del giovane partito, dopo “averci creduto”, dopo aver sciolto la Margherita per tuffarsi in questa nuova impresa. In una parola, dopo aver contribuito a farlo nascere. “Ma non così com’è”, è il risentito commento di un Rutelli amareggiato ma, a quanto pare, ormai risoluto. L’insormontabile motivo consisterebbe nel mancato rispetto delle tre fondamentali condizioni poste al momento della fusione Margherita-ds. Niente futuro appro­do nel socialismo europeo, nè più collateralismo e vecchie tendenze a rapporti (in passato quasi mai del tutto trasparenti) tra politica, corpi sociali di varia natura, interessi economici particolaristici. E invece? Secondo l’ex sindaco romano, in una intervista al Corriere della Sera: “Le file organizzate di pensionati Cgil, alle primarie, dimostrano che non ne sia­mo fuori. Pluralismo politico; ma anziché crea­re un pensiero originale, si oscilla tra babele cul­turale e voglia di mettere all’angolo chi dissen­te. La promessa, dunque, non è mantenuta: non c’è un partito nuovo, ma il ceppo del Pds con molti indipendenti di centrosinistra”. Pds di tutto rispetto storicamente, ma che, se ben si modellava sulle esigenze operaie degli anni ’80, ora non parrebbe adeguato ad affrontare le situazioni attuali. Situazioni che allarmano… “È possibile uscir­ne, è possibile, come dice il nostro Manifesto per il cambiamento e il buongoverno, trovare le soluzioni giuste per l’economia, il lavoro, le piccole imprese, la crescita e la coesione del Pae­se. Ma se non cambia quest’offerta politica, tut­to è già scritto: vince una destra dominata dal patto Berlusconi-Lega”. Occorrerebbe, invece, un laicismo tollerante, un’onestà senza macchia, una politica fatta di passione e pragmatismo insieme, secondo la dichiarata ideologia rutelliana. Tutte queste sarebbero, in conclusione, le pressanti motivazioni della drastica decisione di taglio netto. Ma c’è chi dissente sul modo di fare. Una irritatissima Rosy Bindi, ad esempio, che proprio non concepisce questa forma di individualismo, di mancanza di dialogo costruttivo e collaborazione, stando alle sue poco soddisfatte ultime dichiarazioni. Intanto, si infuoca il toto-nuovo partito: come si chiamerà, come si presenterà, come si comporrà, e… cosa ancor più invogliante alla curiosità: chi lo finanzierà? Troppo presto per parlarne, ma già si sentono nomi sicuri, come Bruno Tabacci, Lo­renzo Dellai, Linda Lanzillotta, e voci di corridoio, come quella su di una possibile unione di forze con il leader Udc Pier Ferdinando Casini. Ancora incerto, dunque, quel che uscirà dal magma della nuova spinta creatrice. Una storia ancora tutta da scrivere quella del nuovo partito che verrà alla luce, dunque, per ora fatta di commenti sofferti, di passioni deluse, di traditori traditi.

(Sandra Korshenrich)

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