Strasburgo, no al crocifisso in aula. E’ scontro Italia-Europa

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:51

E’ scontro la il governo italiano e la Corte Europea dei diritti dell’uomo, quest’ultima ha oggi stabilito una sentenza su un ricorso presentato da una cittadina italiana con il quale si stabilisce che la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche è “una violazione alla libertà di religione degli alunni”

Il caso era stato sollevato da Soile Lautsi, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli, di togliere i crocefissi dalle aule. A nulla, in precedenza, erano valsi i suoi ricorsi davanti ai tribunali in Italia. Ora i giudici di Strasburgo le hanno dato ragione

Il Governo Italiano ha subito inoltrato un ricorso, come anticipato dal giudice Nicola Lettieri chiamato a difendere l’Italia davanti alla corte di Strasburgo e confermato dal Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, che ha dichiarato “Il governo ha presentato ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo”

Il Vaticano vuole leggere la motivazione, prima di pronunciarsi sulla sentenza della Corte europea. «Credo che ci voglia una riflessione, prima di commentare», ha detto padre Federico Lombardi, portavoce della Santa Sede

E’ critico il presidente della Camera Gianfranco Fini: “Mi auguro che la sentenza non venga salutata come giusta affermazione della laicità delle istituzioni, che è valore ben diverso dalla negazione, propria del laicismo più deteriore, del ruolo del Cristianesimo nella società e nella identità italiana”.

Piena soddisfazione, invece, da parte del leader di Rifondazione comunista Paolo Ferrero: “Esprimo un plauso per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ci segnala giustamente come uno stato laico debba rispettare le diverse religioni ma non identificarsi con nessuna”.

Dalla Rete degli studenti medi arriva una risposta a distanza al ministro dell’Istruzione: “Ci preoccupano molto di più le intenzioni della Gelmini di parificare l’ora di religione alle altre materie o la normativa già oggi discriminatoria che sfavorisce gli studenti che non la frequentano”. Poi l’appello: “Bisognerebbe togliere e riformare profondamente l’insegnamento della religione, non certo inserendo l’ora di islam, ma con una materia dedicata alle religioni e alle culture”.

Simone Meloni