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Italia dei Valori: autoconvocati contro Di Pietro.

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Oltre cento iscritti all’Italia dei Valori si sono autoconvocati a Bologna, lunedì scorso, per mettere alle strette il leader del partito, Antonio Di Pietro, chiedendo al più presto una risposta alle cinque questioni che pongono sul tavolo.
In sintesi: prendere sul serio il disagio interno al partito manifestato attraverso la rete e inchieste di vario genere, convocazione dei congressi territoriale, primarie per la scelta dei candidati, divieto ai doppi incarichi, trasparenza nella gestione economica del partito.

Che questo momento sarebbe giunto, lo si sapeva da tempo.
Era inevitabile che anche Di Pietro, e tutto l’insieme dei militanti dell’Italia dei Valori, dovessero prima o poi scoprire cos’è, davvero, un partito e, soprattutto, la politica.
Fino a che si vive politicamente grazie al voto di protesta dei disillusi di turno, urlando, con l’aiuto di un pò di demagogia, qualche slogan populista, si può fare a meno di fare i conti con parole come “classe dirigente”, “linea politica”, “congresso”…

Ma dal momento in cui, con le politiche del 2008 e ancor più con le scorse Elezioni Europee, l’Italia dei Valori è diventata, di fatto, una forza politica determinante sullo scenario politico nazionale, sono cambiate molte cose: Di Pietro non avrebbe mai potuto mantenere l’investitura di “unico vero oppositore a Berlusconi”, se non avesse messo mano alla sua linea politica, andando oltre il semplice, e ormai consolidato, legittimo attacco alla figura del premier.

Sono arrivate così le candidature “sociali” (come quella dell’ex-sindacalista FIOM Maurizio Zipponi, perennemente alla ricerca di una poltrona su cui sedersi), la maggiore attenzione a temi di sinistra come il lavoro e l’ambiente (anche costo di contraddire quanto fatto vedere dal partito durante il Governo Prodi e presso il Parlamento Europeo), una nuova dialettica politica che, abbandonando i lidi dell’antipolitica, ha messo in campo parole come “alleanze, nuovo centrosinistra, governo…”.
E, a completare l’opera, è arrivata, martedì scorso, la conferenza stampa congiunta con Paolo Ferrero (in rappresentanza della Federazione della Sinistra), per lanciare un appello dei due leader a partecipare alla manifestazione “No Berlusconi Day” il 5 dicembre a Roma.

Ma sono arrivati anche i primi problemi. Problemi che vengono da lontano, amplificati, adesso, dalla maggiore visibilità di cui gode tutta l’Italia dei Valori.
Ha cominciato MicroMega, rivista “amica” di Flores D’Arcais, qualche settimana fa, con una lunga inchiesta che metteva in dubbio la “pulizia” dell’Italia dei Valori, in cui, a livello territoriale, sono approdati ex-democrastiani e personaggi autori di numerosi, e opportunistici, “cambi di maglia”.

Oggi, in un’intervista all’Unità, il neo-europarlamentare De Magistris ha chiarito l’esigenza di “rinnovare la classe dirigente, che deve essere all’altezza delle aspettative”, anche se “con Di Pietro abbiamo gli stessi obiettivi”.

La palla adesso passa all’ex-pm, che deve scegliere se tornare nel recinto dell’antipolitica grilliana, continuare a navigare a vista dicendo e facendo tutto e il contrario di tutto, oppure, finalmente, chiarire quale possa essere (oltre l’antiberlusconismo) il progetto politico dell’Italia dei Valori.

Possibilmente comportandosi in modo coerente con ciò che si dice.

Mattia Nesti.

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