Muore Claude Levi-Strauss, antropologo e uomo dell’uguaglianza

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Avrebbe festeggiato il prossimo 28 novembre i suoi primi 101 anni di vita e di studi. Muore a Parigi l’antropologo Claude Levi-Strauss, uno dei maggiori del nostro tempo. Dopo essersi laureato in filosofia alla Sorbona, Claude Levi-Strauss ha viaggiato tutta la sua vita tra tribù e società tropicali, dedicandosi allo studio dei loro comportamenti e delle loro emozioni, così simili alle nostre eppure così diverse nelle loro manifestazioni, per l’occhio impaurito dell’ignoranza occidentale. E’ considerato per questo il padre dell’Antropologia, in particolar modo per aver gettato le basi della moderna teoria dello “strutturalismo”, secondo la quale tutti gli aspetti culturali di una società siano riconducibili a strutture fondamentali uguali in ogni tempo e valevoli fin dove esiste vita umana, perfino tra i cannibali. “Tristi Tropici” è il suo libro più famoso, un diario di viaggio frutto delle riflessioni ricavate dalla sua vita tra le popolazioni dell’Amazzonia, e dallo sterminio della maggior parte di esse a partire dagli anni ’30. “Nulla, allo stato attuale della ricerca, permette di affermare la superiorità o l’inferiorità di una razza rispetto all’altra”, era la base fondante del suo pensiero, che i suoi anni migliori hanno voluto dimostrare. La notizia arriva al mondo con tre giorni di ritardo. Risale a sabato scorso la sua morte silenziosa, forse immersa nelle riflessioni di sempre.

Sandra Korshenrich