Teheran, nuovi scontri tra regime e oppositori

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Nel trentesimo anniversario dell’assalto all’ambasciata nordamericana di Teheran, nuovi scontri fra la polizia governativa e gli oppositori del regime hanno infiammato le strade della capitale iraniana. Secondo alcuni testimoni, un gruppo di sostenitori dell’ ex candidato riformista Mir Hossein Mussavi- che intonavano lo slogan “Morte ai dittatori”- sono stati dispersi a colpi di pistola e lacrimogeni dalla polizia e da alcuni uomini in abiti civili.  Gli oppositori si erano riuniti nel centro della cittá in segno di protesta per la manifestazione anti-americana, organizzata dal governo davanti all’antica sede dell’ambasciata americana a Teheran.

Il 4 novembre è una data importante per il regime iraniano.  Nel 1979, un gruppo di studenti assalirono l’ambasciata americana e preserono in ostaggio 52 persone per 444 giorni. Sei mesi dopo, Iran e Stati Uniti ruppero i loro rapporti diplomatici. Da quel momento per il regime e per parte della popolazione civile, gli Stati Uniti si sono trasformati nel “Grande Satana”.  E il grido “Morte agli Stati Uniti” risuona nelle moschee, nelle manifestazioni e nei comizi.

Dall’altra parte, gli scontri di oggi sono solo un altro riflesso del clima di instabilitá e violenza che regna nel paese dopo le elezioni del 12 giugno.  L’attuale presidente Ahmadinejad uscí vittorioso con il 63% dei voti: un risultato che non è stato accettato da Mussavi e dai suoi sostenitori che hanno denunciato una frode elettorale. Gli scontri tra la guardia rivoluzionaria e la “marea verde” di Mussavi hanno provocato piú di cento morti e molti dei manifestanti si trovano in carcere in attesa di un processo.

ANNASTELLA PALASCIANO

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