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Honduras: i golpisti si “arrendono”, la Resistenza no.

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A poco meno di un mese dalle elezioni presidenziali in Honduras, che si terranno il prossimo 29 novembre, conviene fare il punto sulla situazione del golpe militare più ignorato nella storia da stampa e televisioni nazionali.

Manuel Zelaya, il presidente deposto dal generale Roberto Micheletti lo scorso Giugno, nel giorno del referendum (annullato dai militari) che riguardava alcuni cambiamenti costituzionali, è di nuovo al suo posto, alla guida del Paese.

Dopo mesi di manifestazioni popolari (appoggiate in particolare da Cuba, Venezuela e Brasile) represse con durezza dall’esercito che ha lasciato per le strade numerose vittime, i due contendenti hanno firmato, sabato scorso, un accordo, fortemente voluto dal Segretario di Stato Hillary Clinton, che prevede la creazione di un Governo di pacificazione nazionale. Ragione della felicità degli Stati Uniti è l’essere riusciti a fermare momentaneamente la spinta progressista del popolo honduregno, senza per questo rinunciare a esprimere, di fronte all’opinione pubblica, una netta condanna nei confronti dei militari autori del Golpe. La botte piena e la moglie ubriaca.

L’accordo, infatti, ostacola fortemente le ambizioni di Manuel Zelaya, e del larghissimo fronte popolare che lo sostiene, di cambiare radicalmente la Costituzione, che protegge gli interessi delle lobby più potenti del paese, di uno dei Paesi più poveri del Sudamerica, dove le differenze sociali ed economiche hanno esasperato la popolazione.

Il Frente Nacional de Resistencia contra el Golpe de Estado ha rilasciato, a poche ore dalla firma di Zelaya e Micheletti, il comunicato politico numero 32, con cui ha celebrato con immensa gioia il ritorno al potere del legittimo presidente che è un successo di quattro mesi di mobilitazioni popolari, ma ha promesso che la lotta continuerà con la stessa determinazione fino a quando il Governo di pacificazione nazionale non accetterà la convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente che è considerato “un diritto non negoziabile del popolo honduregno”.

Dopo la firma dell’accordo è stata convocata una nuova manifestazione popolare, che ha visto la partecipazione di migliaia di persone e l’ennesima violenta repressione messa in atto dall’esercito.

Sembra quindi ancora molto lontana una situazione definitiva, dato che in ogni modo questo mese che separa l’Honduras dalle elezioni presidenziali (sulle quali molte questioni devono essere ancora chiarite) continuerà a vedere una forte contrapposizione tra i movimenti popolari protagonisti della Resistenza e gli uomini del Golpe, che si sono trovati costretti ad accettare il ritorno di Zelaya, a causa della pesantissima situazione economica in cui il Paese è caduto in seguito al rovesciamento del legittimo governo, ma che sembrano non avere nessuno intenzione di rinunciare ai loro privilegi.

Mattia Nesti.