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Provenzano tradì Riina, le ultime rivelazioni di Ciancimino

Massimo Ciancimino
Massimo Ciancimino

Fu Bernardo Provenzano a tradire Totò Riina e consentirne la cattura; è quanto emerge dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio di don Vito, sondaco mafioso di palermo morto nel 2002, nel corso della seconda giornata di dichiarazioni spontanee nell’aula bunker del carcere di Pagliarelli. “Il boss Bernardo Provenzano indicò ai carabinieri la zona esatta del nascondiglio in cui trascorse l’ultima parte della latitanza Totò Riina”, rivela Ciancimino, che ha poi spiegato come si svolsero i fatti all’epoca; stando alle sue dichiarazioni, nel periodo delle stragi mafiose del ’92, l’allora capitano del Ros Giuseppe De Donno gli consegnò delle mappe di Palermo, chiedendogli che fossero date al padre qualora avesse potuto dare un contributo alla cattura di Totò Riina. Tali mappe passarono poi nelle mani di un ‘collaboratore’ dell’Ingenger Lo Verde (pseudonimo di Provenzano) e vennero restituite a Ciancimino con un cerchio proprio sopra la zona del quartiere Uditore, covo di Riina: la cartina venne fatta avere ai carabinieri, che nel gennaio ’93 eseguirono l’arresto del superlatitante.
Massimo Ciancimino, imputato di riciclaggio, tentata estorsione e fittizia intestazione di beni dopo essere stato condannato a 5 anni e 8 mesi in primo grado, ha consegnato ai pm Nino Di Matteo e Paolo Guido una serie di appunti e lettere del padre definiti di alto interesse investigativo per le rivelazioni che potrebbero contenere riguardo le trattative tra Stato e Cosa Nostra.