Alfano vuole riaprire il carcere di Pianosa, struttura da fiaba su un’isola meravigliosa, secondo gli ambientalisti

Il carcere dell'Isola di Pianosa

Un’isola che da sola sembra una cartolina, abbellita di molto, almeno all’apparenza esteriore, dall’antica fortezza che richiama le atmosfere della vita del conte di Montecristo. Chiuso dal’98, fino a quell’anno il carcere di Pianosa ospitava – quanto piacevolmente non è dato sapere – boss di mafia in regime di “41 bis”. Per decisione del ministro della Giustizia Angelino Alfano, ora sarà riaperto. Contrario il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, che a suo tempo si è battuto per chiuderlo ed ora per tenerlo chiuso, in quanto una struttura antica di quel tipo richiederebbe molti soldi alle casse dello stato per la sua manutenzione in stato di abitabilità. Non meno seccata la ministra dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, oltre a numerose associazioni ambientaliste, come Legambiente e Wwf, che vorrebbero invece vedere valorizzate in altro modo certe ricchezze artistiche ed ambientali. Le motivazioni della riapertura sono spiegate in una nota del Ministero della Giustizia: “La scelta rientra nella strategia dei circuiti penitenziari differenziati e nella individuazione di strutture che abbiano una vocazione specifica nella custodia dei detenuti al 41bis. Il Governo – conclude la nota – andrà avanti nel contrasto alla mafia con il piano straordinario di lotta contro il crimine organizzato e non si farà intimidire da alcuna minaccia”. Favorevolissimo il commento che ci fa invece pervenire il ministro dell’Interno Roberto Maroni, da Londra dove si trova per il G6 dei ministri europei dell’Interno: “Non solo quello di Pianosa, stiamo discutendo anche di riaprire il carcere dell’Asinara (in Sardegna, ndr). L’Italia ha molte di queste strutture ed é un peccato lasciarle là: bisogna riaprirle e metterci dentro i mafiosi cattivi. Il termine stesso isolare, significa mettere qualcuno su un’isola. e l’Italia ha molte strutture di questo tipo”, sono state le parole di Maroni.

(Sandra Korshenrich)

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