Home Spettacolo Il “trattato dei manichini” e il trionfo dei corpi

Il “trattato dei manichini” e il trionfo dei corpi

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Immersi in un impietoso buio e soffocati da un rumoroso silenzio, attendiamo.

Poi una luce si posa sulle mani di tre personaggi seduti uno accanto all’altro mostrando il movimento delle loro dita che, velocissime, si intrecciano con quelle del vicino per poi ritornare al proprio posto. Inizia il sogno, o l’incubo, o come lo vogliamo chiamare. La certezza è che il protagonista è il nostro inconscio, colpito da ogni dettaglio che inspiegabilmente si sedimenta nella nostra testa. Perchè il ” Trattato dei manichini” è fatto di dettagli. Il giovane regista Alessandro Serra ha saputo orchestrare i movimenti delle attrici all’interno di una composizioni fatta di luci e musiche. Luci radenti, luci dall’alto, luci di candele dagli effetti strepitosi. Luci contrastanti che mettono in risalto i corpi, luci intermittenti che evidenziano il loro muoversi a scatti, quasi corpo in preda a convulsioni.

Una bambina è filo conduttore dello spettacolo. Arriva da chissà dove con la sua valigetta in mano e la sua venuta ha l’effetto di liberare tre  streghe ( o delle bambole? O burattini?) che la circondano serrandola nella loro danza con un sottofondo di  musica incalzante.Il gioco della bambina senza nome – e che parlerà solo per pronunciare dei numeri come per giocare a nascondino-  si intreccia a quello dei tre manichini e al loro turbinio di gesti.

Uno spettacolo pieno di suggestioni, in cui una chiave di lettura universale non può esistere, mentre  la rielaborazione personale è l’unica via. Come nel passato la tragedia greca era fondamentale per la catarsi e la paura era il veicolo principale per tale purificazione (ce lo dice ricorda Aristotele nella Poetica), così questo spettacolo ci inquieta ma ci eccita allo stesso tempo, lasciandoci uscire dalla sala con immagini fissate nella mente, per la loro mirabile efficacia. Sono l’anima e il corpo dell’ attore quelli che abbiamo visto, straziati ed esaltati, sul palco.

Francesca Sacco