Man Ray a Lucca:i cinquanta volti della moglie Juliet

Fino al 6 dicembre si potrà godere della meravigliosa mostra dedicata a Man Ray dal titolo “Man Ray. The fifty faces of Juliet”.A Lucca, presso il Lucca Center of Contemporary Art.

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Ancora un mese per godere della mostra dedicata al celebre pittore e fotografo statunitense Man Ray, dal titolo “Man Ray.The fifty faces of Juliet” e  realizzata in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano, presso il Lucca Center of Contemporary Art.

Cinquanta ritratti che l’artista scattò alla moglie, la modella Juliet Browner, tra il 1941 e 1955, a partire dall’idea che “la testa di una donna è il suo completo ritratto fisico”. Doveva essere un omaggio per lei, infatti era stato pensato come un libro che raccogliesse tutti gli scatti fatti alla sua musa ispiratrice Juliet esplorando i vari campi stilistici, sfruttando le tecniche più disparate.

Man Ray non è altro che lo pseudonimo di Man Emmanuel Rudsitzky, nato a Philadelphia da una famiglia ebrea di immigrati ucraini, nonchè  maggior esponente della corrente del dadaismo americano. A New York venne a contatto con Marcel Duchamp al quale fece svariate fotografie (ricordiamo “La tonsura”), e grazie al quale, una volta trasferitosi a Parigi (siamo nel 1921)  si inserì all’interno del contesto artistico e intellettuale che avrebbe dato vita, in seguito, al surrealismo.

Essendo un tipo poliedrico, le sue sperimentazioni artistiche seguirono molte strade, pittura, fotografia e grafica apportando un importante contributo nella tecnica della stampa. Inventò infatti le cosiddette rayografie, vere e proprie radiografie di oggetti impressi su un tipo di carta sensibile.  Fondamentale per la tecnica del fotomontaggio e della solarizzazione (attraverso la sovraesposizione esasperata durante lo sviluppo del materiale sensibile si otteniene un’inversione tonale).

Nel 1940 fu costretto a tornare a New York per sfuggire al pericolo dei nazisti e si trasferì in California dove avvenne il fatale incontro con Juliet, di cui si innamorò immediatamente. Persino la lapide è testimonianza del loro amore, si può infatti leggere su quella dell’artista: Unconcerned but not indifferent-Love Juliet, e su quella di lei: Together again.

Juliet è il racconto delle sperimentazioni dell’artista che ci mostra le infinite possibilità di azione per indagare l’individuo, per penetrare l’io,  muovendosi all’interno dei registri più disparati, dall’onirico all’ironico.

La Juliet che dona sè stessa  senza pudore per  cinquanta volte  sembra sempre diversa, reinventata, esaltata in maniera brillante e originale. Man Ray aggiunge e toglie, modifica e ritocca, toglie obbiettività a quell’arte che quando è nata aveva un unico scopo: catturare il reale.

Francesca Sacco

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