Il Pd dopo l’abbandono di Rutelli: Bersani apre i progetti

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Nuova distribuzione delle cariche, dopo il recente abbandono del partito da parte di Francesco Rutelli, all’Assemblea nazionale del Pd del 7 novembre, alla Fiera di Roma, tra le note dell’Inno di Mameli. Rosy Bindi è stata eletta presidente del partito, Marina Sereni e Ivan Scalfarotto vicepresidenti. Enrico Letta vicesegretario. E Pier Luigi Bersani è stato ufficialmente proclamato segretario del Pd. “Ho detto più volte che non credo al partito di un uomo solo ma ad un collettivo di protagonisti. So bene che la formazione di un collettivo deve avere forme nuove e contemporanee ma rinunciarvi, per un partito popolare, non sarebbe andare avanti, sarebbe regredire. Dunque mi rivolgo a voi non come ci si rivolge ad una folla ma come ci di rivolge al largo gruppo dirigente del nostro partito, corresponsabile con me”. Bersani invita poi a rimboccarsi le maniche, vista la strada in salita. Sulla crisi economica, in particolare: “è bene che il governo ne prenda atto e adotti le misure necessarie per fronteggiarla: parli con un linguaggio di verità. Nessuno vuol fare il pessimista o il catastrofista, pretendiamo semplicemente che si riconosca che abbiamo un problema serio che non si risolve da sé. Davanti a un’assunzione di responsabilità da parte del governo, noi non ci sottrarremmo ai problemi, ma se continuano a dirci che il problema non c’è o che si può aggiustare con palliativi, diventa difficile discutere. Il governo non presenti una Finanziaria fatta di segnali irrilevanti: servono misure vere”. Quanto alle riforme, Bersani sottolinea i punti su cui intenderà lavorare: attuazione dell’art. 49 della Costituzione, nuova legge elettorale con la quale i cittadini eleggeranno i parlamentari direttamente, nuove norme sui costi della politica. E sulla Giustizia: riforma necessaria, ma  “a partire dai problemi dei cittadini e non sulle situazioni personali del presidente del Consiglio, con l’aggressività e la volontà di rivincita contro il sistema giudiziario e la magistratura”.

Sandra Korshenrich

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