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L’America non sta nella pelle. Il giorno storico della sanità è arrivato. Oppure non ancora?

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Entusiasmo sa Washington nelle parole della speaker della Camera, Nancy Pelosi: “Oggi è una giornata storica per l’America. I nostri pensieri vanno al senatore Ted Kennedy, che era solito definire la riforma sanitaria come il grande lavoro incompiuto del nostro Paese”.

La riforma estenderà la copertura sanitaria nei confronti di 36 milioni di cittadini americani, attualmente sempre nell’ansia della paura di ammalarsi, non godendo di nessuna assistenza. Nell’arco di dieci anni, invece, arriverà a coprire il 96% della popolazione.

Questo voto favorevole della Camera rappresenta una svolta straordinaria nella storia dell’amministrazione Obama. Lo stesso presidente, a pochi attimi dal voto, si era presentato davanti al Congresso per esortare i deputati ad esprimersi a votare a favore della riforma. E ce l’ha fatta. E’ entrato nella storia con una pagina di vero cambiamento.

Niente più film americani di genere social-thriller, sulla malasanità Usa, sull’abbandono dei malati da parte dello stato, su genitori disperati di bambini senza assistenza, ed arcigni infermieri ed impiegati che “non possono farci niente, questa è l’America”. O meglio, l’America è anche questa. L’altra faccia del sogno.

Ma basta, poi, una decisione presa in sede di Governo, per cambiare da un giorno all’altro una situazione, una mentalità, per estirpare un difetto pesante che pure fa parte di un popolo? Manca ancora l’approvazione, peraltro, della riforma da parte del Senato, dove non sempre i democratici strappano qualche risultato. Staremo a vedere.

Sandra Korshenrich

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