Legge elettorale: se tornasse il proporzionale?

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Con l’elezione, ufficializzata sabato, alla segreteria di Pierluigi Bersani, anche per il Partito Democratico è ormai all’ordine del giorno la necessità di trovare, fuori e soprattutto dentro al Parlamento, la maggioranza necessaria a votare una nuova legge elettorale, che sostituisca definitivamente il “porcellum”.

L’ultima volta che si era parlato di legge elettorale, sul finire del terzo Governo Prodi, anche a causa della linea del Pd veltroniano, nessuno aveva potuto mettere in discussione il sistema maggioritario.

Nel giro di quasi due anni l’atteggiamento di molte forze politiche verso l’idea di un ritorno, seppur non totale, di una legge elettorale di stampo proporzionale è mutato profondamente.

A sinistra del Partito Democratico, la Federazione della Sinistra (Rifondazione, Comunisti Italiani, Socialismo2000 dell’ex-Ds Salvi, correnti di sinistra della CGIL) ha ufficializzato già a Luglio la richiesta di costruire un fronte delle opposizioni che sostenga un ritorno al proporzionale e il conseguente smantellamento del bipolarismo come arma politica da utilizzare contro Berlusconi che, di fatto, governa in maniera assolutistica il Paese non avendo nemmeno l’appoggio della maggioranza degli italiani.

Una richiesta, questa, respinta con decisione dall’allora segretario Franceschini, figlio del bipartitismo veltroniano, ma che Bersani sta valutando con attenzione, tant’è che ha già chiarito (per quanto le due parti abbiano escluso alleanze di Governo) l’intenzione di discutere della nuova legge elettorale con le forze alla sua sinistra.

A testimonianza delle sue buone intenzioni ha già dato ordine, a tutte le federazioni regionali dei democratici, di bloccare qualsiasi progetto di inserire soglie di sbarramento alle elezioni regionali e amministrative.

Quanto detto per la FdS vale anche per l’Udc di Casini che, da quando ha lasciato la Casa della Libertà, si batte con insistenza per il ritorno al proporzionale attraverso lo smantellamento del bipolarismo. Udc che potrebbe avere un peso maggiore (forse anche all’effettivo consenso nel Paese) qualora trovasse un accordo con la pattuglia di parlamentari che seguiranno Rutelli nella scissione dal Pd.

Paradossalmente anche Di Pietro, protagonista di Tangentopoli, potrebbe essere interessato ad un simile “ritorno al passato”: l’ex-magistrato è consapevole (lo testimonia l’avvicinamento alla FdS) di come l’elezione di Bersani rischia di compromettere lo status dell’Idv di unico e sicuro partner dei democratici.

Le forze politiche sopra elencate non disporrebbero in ogni modo della maggioranza necessaria ad approvare una nuova legge elettorale.

Data per certa la granitica contrarietà ad un simile progetto del Popolo delle Libertà che, in particolare negli ultimi anni, ha costruito la sua fortuna elettorale sul “porcellum” e il maggioritario estremo che ne consegue, ancora una volta potrebbe essere la Lega a giocare un ruolo decisivo.

Perché la Lega dovrebbe appoggiare una riforma proporzionale del sistema elettorale? Perché no, si potrebbe rispondere.

Di una cosa si ha, quasi, la certezza: a fine legislatura, nel 2013 o prima, Berlusconi non sarà nuovamente candidato del centrodestra.

I mal di pancia di Fini, le bizze di Tremonti, il ritorno dei centristi, le pretese di Bossi, dimostrano che la faida interna alla maggioranza per regolare gli equilibri del dopo Berlusconi è già iniziata.

Bossi sa che, qualora l’attuale coalizione cessasse di esistere, la Lega sarebbe penalizzata, su scala nazionale, da una corsa solitaria all’interno di un sistema maggioritario a coalizioni.

D’altronde risalgono a questa settimana le minacce di Maroni di votare con l’opposizione sull’aumento dei fondi per le forze dell’ordine.

E allora, un ritorno al proporzionale… e perché no?

Mattia Nesti.

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