Gabriele Sandri, per non dimenticare

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Sono già passati due anni. Due anni da quella morte incredibile come incredibili ne sono stati i risvolti. Gabriele Sandri era un ragazzo, come ce ne sono tanti, esattamente come me. Lavoro, amici ed una passione infinita per il calcio e la sua squadra, la Lazio. E’ vero forse potevano essere solo i colori delle nostre fedi a dividerci, ma non il modo di vivere quel giorno, la domenica, atteso per un’intera settimana.

Quella mattina Gabriele non va neanche a dormire, e dopo aver finito di suonare, parte alla volta di Milano con i suoi amici come ha fatto tante volte. Gabriele non sa che non arriverà mai a San Siro, non potrà vedere i suoi colori e quelli degli avversari, non potrà condividere gioie e dolori, amicizie e conoscenze che solo lo stadio, la curva ed il seguito di una squadra di calcio ti possono regolare. Non lo potrà, fare. Mai più.

Si sta per scrivere “Una delle pagine più buie della Repubblica Italiana” come riportato sulla copertina del libro uscito in suo ricordo qualche mese fa. Il viaggio non è iniziato da molto ed i ragazzi sono da poco entrati in terra toscana, adocchiano un’area di servizio e decidono di fermarsi, Gabriele rimane in macchina nel tentativo di schiacciare qualche minuto di sonno mentre i suoi amici abbandonano l’automobile ed entrano nell’Autogrill.

Ad un tratto si avvertono delle urla, una discussione con dei ragazzi juventini presenti nell’area di servizio, vola qualche insulto ma la situazione è pressochè sotto controllo. Ma non per qualcuno.

Luigi Spaccarotella è un agente di Polizia, impiegato nella squadra della Polstrada, quella mattina è di servizio proprio a Badia al Pino, dall’altra parte della carreggiata. Sente il trambusto e non esita a tirare fuori la pistola per sparare due colpi, da un lato all’altro dell’A1, col rischio di procurare una vera e propria strage. Uno di quei due proiettili colpisce in pieno la testa di Gabriele, che muore sul colpo. Gabriele è morto, un morto ammazzato colpevole di dormire e di vivere in uno stato che non addestra al meglio chi dovrebbe difendere i propri cittadini invece di far partire colpi nel bel mezzo dell’A1.

Come nel miglior film girato durante la dittatura Cilena di Pinochet passano 2 ore prima che qualcuno trovi il coraggio di alzare la cornetta e contattare i familiari di Gabriele, nel frattempo il Questore di Arezzo convoca una conferenza stampa altrettanto cilena, nella quale il portavoce della Polizia Roberto Sgalla (lo stesso del G8 di Genova) informa i giornalisti presenti che non è concesso fare domande.

Gli incontri di calcio non vengono sospesi, a differenza di quanto era successo mesi prima a seguito della scomparsa dell’Ispettore Filippo Raciti, a sottolineare come esistano morti di Serie A e morti di Serie B, ed allora di fronte a questa totale immoralità ed assenza di solidarietà umana oltre che decenza su diversi campi ci pensano i tifosi a farlo. E se la cosa sia stata sbagliata non lo so ancora, so che però ha dato adito a chi ha avallato le violenze di quella giornata a coprire per mesi i fatti di Badia al Pino incolpando gli ultras di essere il tumore della nazione.

Il resto è storia di oggi, vergognosa storia di oggi, con i 6 anni comminati a Spaccarotella ed un appello ancora da svolgere che con molta probabilità diminuirà ancor più la pena (quella inizialmente richiesta dal Pm era di 14 anni).

Tuttavia non voglio commentare oltre, rischierei di infangare il ricordo di Gabriele, che suo malgrado è divenuto un simbolo di quello che molte volte manca nel nostro paese, la Giustizia. Ed allora non mi resta che stringermi attorno al cordoglio dei tuoi familiari, dei tuoi amici e dei tuoi conoscenti. Nessuno deve dimenticare, nessuno deve coprire, nessuno deve infangare. Ciao Gabriele, ragazzo come me.

Simone Meloni

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