Home Spettacolo Amleto a pranzo e a cena: e Pisa ride

Amleto a pranzo e a cena: e Pisa ride

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Le vicende di Amleto le conosciamo bene. Anche troppo. Un sacco di compagnie le stanno portando in giro per l’Italia. Poi ci sono loro, quattro ragazzi che in un’ora ci fanno rivivere in toto le avventure del principe della Danimarca. Promessa di Oscar De Summa, regista e attore, che all’inizio dello spettacolo avverte il pubblico, mentre, ironico,  aggiunge che i costumi sono gli stessi  avanzati a Nekrosius da Anna Karenina e che sono rimasti in quattro attori a dover  recitare la tragedia, anche se avevano grandi progetti per questo spettacolo. Ma tant’è, e a noi va bene.

Uno stamburellare ci indica l’inizio mentre  i quattro attori avanzano. Le travagliate vicende del principe danese  si costruiscono all’interno di battute ed effetti di straniamento che ci portano, con disinvoltura, dalla risata generale alla serietà dei monologhi di Amleto (Armando Iovino).

Una ri-costruzione intelligente dell’opera shakesperiana, un approccio originale che all’apparenza sembra demolire il testo di riferimento, dissacrandolo,  ma che invece non lo tradisce affatto.

Il lavoro di De Summa, in questo senso, è molto interessante perchè la scelta è quella di riprendere l’aspetto esteriore delle commedie  del teatro elisabettiano, quindi dello stesso Shakespeare. Niente sipario, e solo una pedana come palco. Gli attori, già in scena, giocano con i riferimenti al teatro del cinque-seicento, stilizzandone alcune componenti e procedendo per metafore. Così le donne le interpretano gli attori uomini (e più precisamente De Summa), un duello viene rappresentato dallo sfregare di due spade e dai tamburi, indici di tensione. Un telo sollevato per consentire il cambio di scena, differenti attributi per indicare i personaggi (esempio: il re, Angelo Romagnoli, ha sempre la corona; la regina un vestito con un largo cappuccio; Polonio,Roberto Rustioni, una giacca). La ripresa, ma necessariamente la distanza.  Così i monologhi di Amleto sono etichettati come  “pipponi”, così viene  spesso interrotta “la recita” attraverso  l’irruzione del regista sul palco per correggere, per riprendere  i suoi attori. E subito dopo pronti a continuare  la tragedia. Cambiamenti di ritmo che contribuiscono a regalare risate, talvolta anche troppe  con l’effetto di distrarre per gli stessi attori che- grande peccato- spesso faticano a restare seri.

Freschezza e divertimento non mancano, spavalderia e ironia si intrecciano al silenzio che accompagna i monologhi dei bravissimo attori e che ci portano a  sdrammatizzare persino l'”essere o non essere”, il pippone per eccellenza.

Francesca Sacco