Baricco ritorna con Emmaus

«Abbiamo tutti sedici, diciassette anni – ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato».

Con queste parole Alessandro Baricco, scrittore e saggista, regista cinematografico e teatrale, conduttore di programmi radiofonici e televisivi nonché fondatore della Scuola Holden, ci presenta il suo nuovo romanzo, Emmaus, uscito il 4 novembre per Feltrinelli. In un non-luogo che sembra Torino e in un non-tempo che sa di anni ‘70, “anni misconosciuti perché accecati dagli eventi politici e violenti”, un gruppo di adolescenti nati e cresciuti entro i rigidi schemi della religione cattolica e di una classe piccolo borgese, si scontrano e incontrano con tutto ciò che la vita pone loro davanti: amore, sesso, violenza, morte.

“Incontrano la tragedia, ma nella tragedia intravedono una luce che non conoscono, un’intensità che non gli avevano consegnato i loro genitori”: è così che verranno messi alla prova i protagonisti di Emmaus in bilico tra sesso e cattolicesimo, a contatto con diciassettenni privi di ogni idea di normalità.“Volevo vedere fino a dove possono fare l’amore gli uomini di Dio”, si legge infatti già dalle prime righe.Provocatorio già dal titolo, Baricco ci riporta all’episodio del vangelo di Luca, in cui due discepoli incontrano Cristo risorto sulla strada per Emmaus, riconoscendolo quando ormai è svanito: traspare il fascino suscitato nei confronti del cattolicesimo che riesce a rivedere il Messia nei volti delle persone comuni.

La narrazione, esternamente celata da risvolti di copertina totalmente bianchi proprio per arrivare alle gente “con la forza del testo, con eleganza, senza urlare troppo” , è intessuta di artifici retorici e stilistici in cui l’elemento grafico non è mai lasciato al caso; lo stile misurato e le atmosfere ovattate, sono specchio delle regole della “scrittura creativa” di cui Baricco, fenomeno editoriale tradotto in tutto il mondo, è maestro.

 Martina Guastella

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