Cesare Battisti: strano caso noir. Voto dei Giudici in parità, nessuna risposta da nessuno, tutto sospeso

Cesare Battisti

Come ne usciamo? Sembrano chiedersi tutti. “Se fossi Battisti, non intraprenderei uno sciopero della fame, fa molto male, non fa bene”, ha dichiarato il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, a commento del fatto che Cesare Battisti gli scrive, in una lettera di questi giorni, in termini che lasciano commosso quanto perplesso il presidente. “Consegno la mia vita nelle mani di Sua Eccellenza, e del popolo brasiliano”. Cosa fa uno scrittore in difficoltà? Scrive. Per rifugiare nell’arte il suo dolore? Anche, forse. Sicuramente, ad ogni buon conto, può sempre dedicare la sua prosa a qualcuno. Magari, un presidente.

E con la penna, si sa, è innegabilmente bravo a toccare gli animi, visto che il popolo francese lo ama per i suoi romanzi tanto da dimenticare quei quattro omicidi che l’Italia non riesce a mandare giù dagli anni ’70. In Italia vivono i parenti ed amici delle vittime, e l’opinione pubblica qui evidentemente  è stata più sensibile alle persone che alle parole.

Tristemente, bisogna riconoscere che la consegna della sua vita nelle mani della Giustizia brasiliana ha un fondo di verità pratica, dal momento che da alcuni giorni pare che Battisti abbia cominciato uno sciopero della fame atto ad impietosire giudici ed opinione pubblica, al fine di non esser rimandato in Italia.

Come proseguirà la vicenda, su cui imperversa il braccio di ferro diplomatico fra due nazioni, Italia e Brasile? In Italia Battisti è atteso dall’ergastolo, sentenza già pronunciata qui in contumacia. Per difenderlo da questa sorte, Paesi più cortesi come il Brasile e precedentemente la Francia, secondo l’opinione di questo scrittore un po’ particolare, devono tenerlo custodito presso di loro come rifugiato politico, ed impedire all’Italia di riaverlo con sé, cosa che lo getterebbe nella morsa della Giustizia del suo Paese natio.

In tutte le Costituzioni degli stati civilizzati compaiono oggi leggi in favore, effettivamente, di quanti, provenendo da un Paese straniero, chiedano asilo in ragione dei rischi che corrono nel loro posto d’origine. Anche l’Italia si auto considera, nel nostro sistema giudiziario, obbligata a trattenere tali persone senza lasciare per nessun motivo che tornino a casa, qualora il ritorno in Patria significhi la condanna a morte, o il mancato rispetto dei loro diritti fondamentali. Ora siamo dunque giunti al punto che all’estero ci sia bisogno di tempo ed impegno mentale e morale per interrogarsi sul da farsi, ossia se considerare o no l’Italia un Paese dove i diritti umani vengano rispettati a priori?

Per ora tutto è fermo, e la decisione tanto attesa è stata rimandata, come un colpo di scena che aspetta ancora ad arrivare. La votazione dei giudici della Corte Suprema del Brasile, giovedì, si è risolta in parità: quattro giudici favorevoli, quattro contrari all’estradizione. Sentenza sospesa.

Ma il presidente Lula che ne dice, oltre a sconsigliare il digiuno per oggettive ragioni di salute? Da vero diplomatico, con grande modestia e raffinatissima arte, nonostante il ruolo ed il momento, trova il modo di parlare di sé in terza persona, e riesce perfino a non dire niente: “Penso che il presidente della repubblica del Brasile possa fare poco quando il dossier si trova tra nelle mani della Corte suprema del Brasile. Devo attendere questa decisione della Corte suprema per sapere se c’è qualcosa che posso fare”, sono state le sue oscure parole. Tentiamo un’analisi: ancora non sa se c’è qualcosa che può fare, o non sa se Battisti avrà ancora bisogno che si faccia qualcosa per accontentarlo, dopo la decisione dei giudici? Nel qual caso, intende dire che non sa ancora se può fare qualcosa, o non sa se vuole fare qualcosa, o ancora non ci pensa proprio (unica ipotesi improbabile), oppure non vuole dirlo per ora a noi?

Qui il mistero si infittisce, e ingarbuglia di idee, personaggi, sentimenti contrastati di tutti quanti, la vita del nostro scrittore prigioniero. Non si sa se il destino sia davvero disegnato dalla legge del contrappasso di cui ci parlava Dante, che assegna ad ognuno una pena simile a ciò di cui gli è piaciuto occuparsi, o da quella del Karma di cui ci istruiscono i buddhisti del vicino Oriente, che più o meno finiscono col pensarla allo stesso modo, ma nell’affrontare questa storia si direbbe proprio che ci troviamo in uno dei romanzi gialli inventati dal protagonista.

Sandra Korshenrich

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