Gaetano Pecorella “Legge sul processo breve va rivista”

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In un intervista rilasciata al Corriere della Sera Gaetano Pecorella esprime tutta la sua perplessita sulla legge inerente all’accorciamento dei tempi processuali “La legge sul processo bre­ve esprime un criterio condivisibile da tutti. Però, così come è articolata, mo­stra aspetti di irragionevolezza e rispon­de ad esigenze demagogiche e populiste quando si escludono da questo percorso gli imputati con una precedente condan­na e tutti gli stranieri accusati di immi­grazione clandestina: per questo il ddl va rivisto rispetto ai criteri di applicazio­ne della norma nella fase transitoria, e non solo, tenendo conto della complessi­tà del processo, del numero degli impu­­tati, della domanda sociale di giustizia” dichiara il parlamentare del Pdl, articolando poi le sue ragione in diverse domande postegli dal CorSera:

Onorevole Pecorella, hanno ragione i suoi colleghi penalisti a definire il ddl Gasparri-Quagliariello-Bricolo «inadeguato e contradditorio»?
“Certo, nel testo ci sono alcuni proble­mi che restano aperti”.

È stato lei a dire che non ci sarà al­cun processo veloce se non si pagano gli straordinari ai cancellieri per lavo­rare anche di pomeriggio?
“Per qualche regione d’Italia e per qualche processo particolarmente com­plesso, sarebbe difficile affermare che la colpa è solo del giudice se il dibattimen­to non si conclude nei tempi concorda­ti. Quindi, contestualmente, bisognereb­be provvedere affinché il personale ausi­liario sia disponibile in aula mattina e pomeriggio in modo che le udienze duri­no tutta la giornata. Se non ci sono i can­cellieri, si può fare una norma per mobi­­litare altri dipendenti pubblici, magari anche i vigili urbani, che possono benis­simo svolgere il ruolo di cancelleria tan­to più in un sistema che si basa sulla fo­noregistrazione. Se vogliamo dimezzare tempi, dobbiamo raddoppiare la produt­tività”.

Sottoscrive la lista dei reati esclusi per i quali il processo continuerà con il rito non breve?
“Su questa scelta non credo che la Corte costituzionale possa contestare il legislatore”.

Anche quando si esclude dal proces­sobreve il reato di immigrazione, una contravvenzione punibile con un’am­menda?
“Ecco, forse si dovrebbe abbandona­re l’effetto un po’ demagogico e populi­sta e tenere conto che ci sono dei reati che abitualmente richiedono tempi più lunghi in dibattimento e, quindi, alme­no nella fase iniziale, non possono rien­trare nel processo breve. È ragionevole che sia esclusa l’associazione a delinque­re mentre è del tutto irragionevole che siano esclusi i reati legati al testo unico sull’immigrazione: sull’esclusione degli immigrati dal processo breve l’unica esi­genza sembra essere di natura demago­gica”.

Reggerà l’esclusione dei censurati dal processo breve?
“Io credo che la questione della cor­sia preferenziale riservata agli incensura­ti sia assolutamente irragionevole per­ché la durata del processo non può di­pendere dal fatto che uno ha avuto una condanna precedente, magari anche per reati modesti”.

Se un incensurato va a processo per truffa, è vero che, con la nuova legge, più sono i truffati e maggiore sarà la possibilità per l’imputato di farla fran­ca con la prescrizione processuale?
“Se il processo è molto complesso è difficile che si celebri in due anni. E poi bisognerebbe tenere conto anche del nu­mero degli imputati. Cosa succede se, per esempio, uno di loro è incensurato e l’altro censurato?» Ma sotto la toga Pecorella indossa pur sempre la grisaglia da politico navi­gato che vede più lontano delle polemi­che di giornata: «Questa strada del pro­cesso breve va perseguita in ogni caso, perché è una questione di civiltà, men­tre per tutelare le alte cariche dello Stato è ormai arrivato il tempo di riproporre per via costituzionale il lodo Alfano rive­duto e corretto secondo le indicazioni che ci ha dato la Consulta”.

Meglio dunque un super scudo a prova di Consulta?
“Ecco, bisogna mettere un punto fer­mo. Perché qui va garantito che si gover­ni nei prossimi tre anni e mezzo, fino al termine della legislatura. Altrimenti non riusciremo mai a fare le grandi rifor­me. Mettiamoci una pietra sopra e stabi­liamo che il premier si sottoporrà al pro­cesso. Ma alla fine del mandato”.

C’è un’alternativa al ddl costituzio­nale e alla legge sul processo veloce?
“La Corte d’appello di Milano (nella sentenza di condanna di Mills, ndr ) ha detto che si tratterebbe di corruzione susseguente in atti giudiziari senza che ci fosse accordo precedente. Ci sono due sentenze della Cassazione: una dice che la corruzione in atti giudiziari susse­guente non esiste, l’altra dice il contra­rio. Ecco, una norma ordinaria interpre­tativa potrebbe chiarire. Però è il lodo per via costituzionale la strada mae­stra”.

Il toro va preso per le corna?
“Esatto”.

Simone Meloni (Fonte: Corriere della Sera)

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