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Mafia quasi completamente decapitata. Trovato Mimmo Raccuglia

Una immagine prodotta dall'associazione Santagatando
Una immagine prodotta dall'associazione Santagatando

Calatafimi, storico paese della provincia di Trapani. E’ il pomeriggio del 15 novembre, un giorno che verrà dimenticato difficilmente dalla cittadinanza. Il boss della mafia palermitana Domenico Raccuglia, detto Mimmo, secondo l’usanza di Cosa Nostra di dare nomignoli, è stato catturato dopo quindici anni di latitanza.

Originario di Altofonte (Palermo), è stato condannato in contumacia a tre ergastoli, di cui uno per l’assassinio di un bimbo, Giuseppe Di Matteo, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo. Ha oggi 45 anni, ed un passato di “allievo” di Giovanni Brusca.

Non appena si è reso conto, Mimmo Raccuglia, di esser stato trovato, il tentativo di una rocambolesca fuga è stato il primo a venire spontaneo alla mente. Ma mentre si accingeva a provare a saltare dal terrazzo, già le forze di polizia avevano circondato l’intero stabile, ed è stato tutto inutile. Non era nuovo ai piani di fuga, Mimmo, che lo scorso aprile è scappato alle forze dell’ordine raggiungendo il convento nella Piana degli Albigesi, dal quale riuscì a fuggire camuffandosi da frate, con un saio preso “in prestito”.

Raccuglia era considerato uno dei possibili successori di Totò Riina, attuale numero due, dopo Matteo Messina Denaro che è ancora in libertà, della mafia siciliana. Faceva parte della lista dei 30 latitanti di maggior pericolosità del programma di ricerca stilato dal C.I.I.  (Centro Intelligence Interforze). Rimangono ora a  tentare di manovrare quel che resta di Cosa Nostra, secondo le ricostruzioni della magistratura, solamente Gianni Nicchi nel Palermitano, e Denaro nel trapanese.

Molto soddisfatto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, secondo cui l’operazione è un successo investigativo importantissimo, ed un durissimo colpo inferto alla mafia. In effetti, la secolare organizzazione criminale, la cui sconfitta ha bisogno addirittura di un cambio di mentalità generalizzato per esser ambita, pare ora davvero passare attraverso un cruciale momento di crisi, che potrebbe addirittura esserle fatale.

Il progressivo dissociarsi della pubblica opinione meridionale dal modello mafioso un tempo così intimidatorio, lo dimostra il coro di curiosi e spettatori vari a Calatafimi, che al momento dell’arresto, senza più preoccupazione di dare nell’occhio e mettersi in pericolo, inneggiavano, allegramente o con rabbia “scemo… scemo”. Simile sorte all’arrivo a Palermo, dove il motivetto improvvisato all’unanimità era “chi non salta un mafioso è”.

La “decapitazione”, in effetti, che in gergo definisce le operazioni attraverso cui si tende a lasciare la mafia senza capi principali, e dunque divisa e mal organizzata, quando riesce è micidiale, ed è forse l’unica risorsa pratica per contrastarla.

Sandra Korshenrich

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