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L’anomalia dei Nuclei di Azione Territoriale.

Brigate_Rosse

Dopo l’esperienza del Nuclei Comunisti Combattenti, che ha portato agli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi, interrotta dagli arresti, nel 2003 della Lioce e di Galesi, sembra che, a partire da ieri, si sia di fronte alla nascita di un nuovo gruppo armato organizzato.

Nel parlare di “nuove Brigate Rosse”, il giornalismo nostrano mostrerebbe un pressapochismo decisamente pericoloso: le differenze che intercorrono fra le BR e questi nuovi NAT (Nuclei di Azione Territoriale) sono enormi e decisivi.

Innanzitutto il linguaggio. Come nei giorni scorsi qualcuno ha fatto notare, rimanendo tra l’altro inascoltato, le BR non avrebbero mai redatto un comunicato parlando di “poteri forti” e utilizzando toni decisamente più “istituzionali” che “militari”.

Il comunicato dei NAT, arrivato nelle direzioni di numerosi giornali del centro-nord, se privato della parte che tenta di far apparire la “lotta armata” come l’unica lotta possibile, potrebbe tranquillamente ricalcare le linee guida espresse dai programmi fondamentali della sinistra partitica comunista e perfino del Partito Democratico nell’espressione delle sue correnti più a sinistra.

Già dopo le elezioni del 2008, che sancì l’esclusione della sinistra e dei comunisti (forzatamente sciolti nella Sinistra Arcobaleno) dal Parlamento per la prima volta nella storia della Repubblica, diversi analisti ponevano il rischio che questo dato favorisse l’azione di quei settori antagonisti che si muovono da sempre sul confine che intercorre fra la legalità e la clandestinità della lotta armata.

La nascita (confermata dalla Digos e dal Ministro Maroni) dei NAT, rappresenta il prodotto di una rapida escalation iniziata con l’ultimatum lanciato, a metà ottobre, da presunte “Brigate rivoluzionarie per il comunismo combattente” a Bossi, Fini e Berlusconi affinché si dimettessero prima che le Brigate stesse scatenassero una “rivoluzione armata sul modello di Cuba”.

I NAT sono più pericolosi di qualunque altra banda di terroristi allo sbando, in quanto probabilmente dispongono di un potenziale militare (sempre che esista) irrisorio rispetto alle vecchie BR ma di un maggiore “appeal”, grazie ai toni utilizzati, soprattutto là dove esistesse un grave disagio sociale senza una presenza politica forte di soggetti che si pongano credibilmente al fianco degli sfruttati e dei lavoratori messi in difficoltà dalla crisi del Capitale.

Non dimentichiamoci che a sconfiggere in maniera decisiva le Brigate Rosse non fu la Democrazia Cristiana, bensì il PCI di Berlinguer, compiendo tra l’altro un imperdonabile errore di miopia politica ponendo sullo stesso piano i movimenti studenteschi e operai e le frange violente e armate.

Mattia Nesti.